22/06/2006 WARM UP: ma quant’è importante la prima impressione?

Hai passato settimane naufragando tra ricerche infinite di annunci su giornali e sul web? Giorni a districarti tra modelli di Curriculum Vitae ed esempi di lettere di motivazione?
Ti sei dovuto sorbire ore e ore di suggerimenti di parenti e amici (ma solo di quelli che: hanno trovato posto su raccomandazione / non hanno mai lavorato / lavorano da 10 anni come commessa nel negozio di mamma e annunciano al bar con soddisfazione: ‘sti dottori! tutti disoccupati…)?
Bene… sei solo all’inizio! Squilla il telefono e sei contattato per un primo colloquio. Se accade a volte di sopravvalutare il fatto (con rischio di delusione) è stupefacente quante volte ciò venga invece sottovalutato: ricorda: non si ha mai una seconda possibilità di dare una prima impressione!
Comunicare al meglio le proprie caratteristiche e potenzialità è fondamentale, è evidente che questo non farà la differenza tra la tua posizione e quella di candidati con qualifiche o esperienze professionali più consone ai parametri della selezione, ma vanno fatte due considerazioni: la prima è che la gran parte delle aziende prevedono percorsi formativi specifici per i neoassunti (soprattutto giovani e neolaureati) la seconda è che… l’impressione farà la differenza tra candidati con caratteristiche, sulla carta, simili!
Pensare la settimana prima del colloquio di prendere una seconda laurea in scienze ambientali mentre si matura un’esperienza in ruolo dirigenziale in IBM e ci si diploma in violino al conservatorio (il talento musicale è indice di sensibilità e intelligenza, lo dicono tutti) può essere un’idea.
Pessima! Quello che si può e deve fare è molto semplice: evitare alcuni errori grossolani, il che, come accade a tutte cose semplici ma non automatiche, può rischiare di essere dimenticato, soprattutto in situazioni di tensione emotiva.
I colloqui di lavoro sono strutturati in fasi distinte, la fase detta di Warm Up è la prima parte, molto breve, ma estremamente significativa, in cui l’intervistatore matura una prima impressione sul candidato. Bisogna considerare attentamente che, anche nel corso di eventuali incontri successivi, i selezionatori tenderanno a riconfermare il giudizio sulle macro caratteristiche psicologiche – comportamentali del candidato.
Come gestire al meglio la fase di Warm Up?
Il classico primo consiglio è di arrivare puntuali, metti in conto che quella mattina tutto il mondo sembrerà voler ostacolare la tua perfetta tabella oraria.
Se riuscirai ad evitare con stile la portinaia in cortile sicuramente sarai bloccato venti minuti al semaforo dal corteo quinquennale dei piccoli apicoltori e, arrivare al colloquio sull’orlo di una crisi di nervi inseguito da strani soggetti con vestiti a righe gialle e nere, farà sorgere al selezionatore qualche dubbio sulla tua attitudine al lavoro in team.
L’abbigliamento è un altro punto a tuo favore, anche perché facilmente pianificabile: non si tratta di fingere di essere ciò che non si è ma rifletti sul modo migliore di adeguare il tuo senso estetico a una situazione, che, comunque, è una situazione lavorativa. Ovviamente tutto va rapportato al ruolo per cui ci si propone ma un casual-elegante è un buon passe-partout, evita quindi accessori troppo vistosi o un trucco eccessivo.
Sin dall’inizio dell’incontro cerca di mantenere un livello di formalità adeguato, per intenderci, dare del “lei”, evitare un atteggiamento troppo informale o naïf sia nella postura sia per quanto riguarda l’espressione verbale.
Diciamocelo, il fatto che tu affermi che la facoltà che hai frequentato sia una m…a non sarà vista dal selezionatore come una critica costruttiva o una valutazione razionale del tuo percorso formativo.
Cerca di esprimerti chiaramente, chiedi spiegazioni, dimostrati padrone degli strumenti di comunicazione interpersonale: non guardare in alto quando parli, cerca di evitare gesti di nervosismo, ascolta con attenzione.
Sarebbe utile prima di affrontare un colloquio rivedere il proprio CV e fare mente locale sulle proprie scelte e sugli obiettivi futuri. E’ fondamentale un atteggiamento corretto: è giusto e apprezzabile che il candidato sia consapevole di quanto vale ma: arroganza, tendenza alla prevaricazione o tentativi sfacciati di farti amico l’intervistatore possono essere molto rischiosi e non dare un’immagine positiva di te.
E’ importante manifestare consapevolezza riguardo alle proprie possibilità, valutando, serenamente, anche le prospettive di crescita e formazione, inoltre dimostrare di essere informati rispetto all’impiego proposto e all’azienda che lo propone è sicuramente indice di motivazione ragionata e perciò fondata e apprezzabile.
In sintesi? Buon senso! E in bocca al lupo, dopo tutto (e qualcuno dovrebbe scriverlo sui tavolini del bar) cercare lavoro è un lavoro…

Francesca Scenini
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