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 News n.28 del 26/10/2009

Il caso Livigno - c'è lavoro ed è sicuro

Matteo Giacomelli è amministratore delegato di Lungolivigno, l’azienda di famiglia che gestisce tre hotel, un ristorante, negozi e appartamenti nella località sciistica, oltre ad avere partecipazioni negli impianti di risalita. La sua è una delle attività valtellinesi che continua ad assumere, anche e nonostante la crisi. «La stagionalità di Livigno, e delle località turistiche in genere, è sicuramente un motivo – spiega l’imprenditore -, ma il problema è la professionalità delle persone da inserire». Giacomelli conferma la tendenza a puntare su personale qualificato, da impiegare oltre la singola stagione. «C’è voglia di tenere sempre le stesse persone, che diano stabilità all’azienda – spiega -, purtroppo questa volontà si scontra spesso con la bassa professionalità. Da un lato pesa l’eccessiva distanza che ancora esiste fra il mondo della scuola e quello della professione, dall’altro l’approccio al lavoro. Noto che spesso nei giovani manca la centratura del proprio ruolo. Un esempio: se chiedi a un ragazzo il suo mestiere, molte volte ti dice “faccio” il cameriere e non “sono” un cameriere. E’ una differenza banale, ma significativa». Un altro dato eclatante è lo scarso coinvolgimeno della forza lavoro del territorio. «Noi intercettiamo pochissimo i valtellinesi, non per volontà nostra: anzi, saremmo lieti di assumere personale locale, per un’affinità geografica e di mentalità. Il problema è che molti non si prestano a fare determinati tipi di lavoro e poi c’è l’ostacolo dello spostamento. Chi viene a lavorare a Livigno sa di essere a due ore di macchina da casa e questo fatto, soprattutto d’inverno, agisce da freno. Questo tipo di pendolarismo, in Valle, non è ancora diffuso, anche se a me capita per esempio di andare a Sondrio due o tre volte a settimana, senza problemi». Quindi, «lavoriamo tanto con persone di fuori provincia – spiega l’amministratore delegato di Lungolivigno -. Abbiamo giovani che arrivano dall’Alto Adige, per esempio. Ci troviamo molto bene innanzitutto per il loro bilinguismo, poi per la disponibilità verso il cliente ed il tipo di formazione. Là c’è uno scambio continuo fra la scuola e le aziende, per cui i ragazzi sanno già dove andare, prima ancora di finire gli studi». Giacomelli indica due requisiti che, a suo giudizio, deve avere oggi chi si propone sul mercato del lavoro: conoscenza delle lingue e attitudine al cliente. «Non si chiede di parlare il ceco o il polacco, ma almeno l’inglese, il tedesco – dice l’imprenditore -. E poi bisogna essere disponibili verso i clienti: una dote che non si impara sui libri, ma si affina col tempo, la passione e l’esperienza. Per questo è importante anche la versatilità, che insieme alla trasparenza è un altro fattore molto apprezzato sul lavoro». (fonte: La Provincia di Sondrio, 24/10/2009, M. Nava)
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