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News n.29 del 26/10/2009
| Vestirsi bene, salutare e, se si ritarda, avvisare. Scontato? Non proprio, a sentire Valerie Ehrenberger. «Ormai tutti sanno scrivere un curriculum, perché ci sono società apposta o perché si scaricano i modelli da Internet – dice -. Il problema è il resto». Abbigliamento dignitoso, trucco leggero, buongiorno e buonasera: regole a prima vista elementari, che in realtà non lo sono. «La buona educazione è vista come non più di moda: salutare, rispondere al cellulare, non fare altro mentre si parla sono considerati aspetti secondari, ma quando si affronta un colloquio di lavoro la forma è importante tanto quanto la sostanza». A cominciare dall’abc. «Può sembrare assurdo, ma ci sono persone che fissano l’appuntamento e non si presentano, oppure arrivano in ritardo e non avvisano – racconta l’amministratore delegato di Valtellina Lavoro -. Per non parlare dell’abbigliamento: un conto è uscire per incontrare un amico al bar, un altro presentarsi a un datore di lavoro». Anche l’atteggiamento è importante. «Ci sono distanze che vanno rispettate, almeno all’inizio» continua Ehrenberger. «Una cosa che raccomando sempre è di essere modesti: è vero che ci vuole energia, ma si inizia sempre dal basso». Entrando nel campo delle competenze, vige la legge delle due “i”, ovvero inglese ed informatica. «Bisogna mettersi in testa che le lingue vanno sapute, a tutti i livelli, non soltanto se si è laureati. Anche a un operaio, per esempio, può capitare di avere a che fare con ditte straniere, per cui è importante conoscere almeno l’inglese. Per saperlo intendo in maniera fluente, non basta più un livello medio-basso». Stesso discorso per l’informatica. «L’uso del computer è l’altro elemento imprescindibile per lavorare, anche se si è laureati in scienze umanistiche o si cerca una professione manuale. Prendiamo il bibliotecario o il magazziniere. Ormai è tutto informatizzato». Un discorso a parte meritano gli stage, periodi più o meno lunghi di formazione all’interno di un’azienda. «Lo stage fa parte del percorso di formazione, quindi la finalità non è il guadagno ma l’apprendimento – puntualizza Ehrenberger -. Molti giovani, invece, confondono le due cose: se mi interessa la formazione, faccio lo stage, anche gratuito; se, invece, voglio una retribuzione, faccio un altro tipo di esperienza, per esempio vado a fare stagione». Da ultimo, il consiglio dell’esperta è di arrivare al colloquio informati. «Prima di presentarsi a un appuntamento di lavoro, è bene cercare di sapere tutto quello che si può sull’azienda dalla quale vorremmo farci assumere. Inoltre – conclude -, è buona abitudine leggere i giornali e seguire i media, anche locali, per tenersi aggiornati su ciò che succede e capire il contesto nel quale ci si muove». (fonte: La Provincia di Sondrio, 24/10/2009, M. Nava) |
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