Valtellina Lavoro

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 News n.30 del 26/10/2009

VL - Competenze e flessibilità, parola d'ordine anti crisi

Cuochi, pasticceri, commesse, estetiste, ma anche direttori di albergo, assicuratori, contabili e addetti alla manutenzione. Sono le figure più richieste sul mercato del lavoro della provincia, dove – secondo l’Istat – nel 2008 (ancora nella fase iniziale della crisi) erano 4mila le persone in cerca di un impiego, a fronte di 78mila occupati (erano 79mila nel 2007), di cui 58mila dipendenti e 20mila autonomi. PROFILI ALTI E SPECIALIZZATI «In questo periodo stiamo lavorando molto su Livigno e, in generale, sulle località turistiche, dove le aziende stanno investendo soprattutto su profili alti e specializzati» spiega Valerie Ehrenberger, amministratore unico di Valtellina Lavoro, la prima azienda del territorio a occuparsi della ricerca e selezione di personale per le imprese. «Il dato interessante è la tendenza dei titolari ad assumere figure professionali oltre la singola stagione – fa notare l’esperta di lavoro -, persone sulle quali investire per costruire il futuro dell’azienda». Altri settori che, in questa fase, attirano personale sono la grande distribuzione e le assicurazioni. «Paradossalmente in un momento di crisi c’è bisogno di vendere di più, per cui le aziende cercano figure di vendita – prosegue Ehrenberger -. Questo vale per il settore turistico (alberghi, ristoranti e negozi), ma anche per la grande distribuzione ed il comparto assicurativo: quando c’è incertezza sul mercato, la gente cerca sicurezza». FARMACEUTICO OK Se dai servizi (49mila occupati nel 2008, sempre secondo i dati diffusi dall’Istat), si passa all’industria (29mila, 8mila nell’edilizia), lo scenario è più statico. Fatta eccezione per il settore farmaceutico, che continua ad assorbire personale nonostante la crisi, gli altri comparti non sembrano offrire in questa fase particolari sbocchi ai valtellinesi in cerca di lavoro. Anche l’agro-alimentare, che pure ha risposto meglio ai contraccolpi della crisi economica (-29% di ore di cassa integrazione nel primo semestre del 2009), «regge ma non assume» sintetizza Ehrenberger. Tuttavia, il panorama non è uniforme e qualcosa si muove anche nel comparto industriale. Parliamo soprattutto di figure cosiddette di “back office”, «contabili, addetti agli acquisti o al controllo di gestione sono appetibili per le aziende, che devono tenere particolarmente d’occhio i conti» fa notare l’amministratore unico di Valtellina Lavoro. Altre figure ricercate sul mercato sono gli addetti alla manutenzione degli impianti. «Le imprese che devono stare attente alle spese preferiscono investire sui macchinari che hanno già, piuttosto che acquistarne di nuovi: ecco perché cercano chi sappia fare manutenzione». A questi profili è richiesta una competenza pregressa e specifica nel settore. «Persone con un’esperienza già acquisita nel ruolo possono essere inserite velocemente in azienda, senza bisogno di affiancamento - sottolinea Ehrenberger -. Questo è un grosso vantaggio per le imprese». LAUREARSI, E POI? «Oltre a profili alti con esperienze pregresse in settori specifici, le aziende cercano figure giovani, ma in questo caso si tocca un discorso delicato, che riguarda la formazione» traccia il quadro Valerie Ehrenberger. «A parte le facoltà tecnico-scientifiche (Medicina, Ingegneria, Giurisprudenza, Economia), gli altri percorsi di studio formano dal punto di vista umano, ma non forniscono competenze tecniche specifiche. L’impressione è che non ci sia ancora la piena consapevolezza di questo, da parte dei giovani e spesso anche delle famiglie, per cui si mettono sul tavolo competenze tecniche, che non si hanno, e invece bisognerebbe puntare su altri fattori, come il dinamismo, la proattività, la decisione. Le aziende – continua la responsabile di Valtellina Lavoro – prediligono i giovani con voglia di fare e apertura mentale: avere frequentato l’università, dunque, in questi casi assume sicuramente un valore aggiunto, ma come esperienza umana, più che formativa, perché significa che si è vissuto fuori casa per almeno tre anni, in una grande città, a contatto con un ambiente diverso e, allora, è su questo aspetto che bisogna spingere». (fonte: La Provincia di Sondrio, 24/10/2009, M. Nava)
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