21/01/2011 VL - Una «patente» per i selezionatori

Certificati i professionisti di VL.
Una certificazione europea ai professionisti che si occupano di recruiting. E' quanto oggi si impegna a conferire Assores, l'Associazione italiana delle società di ricerca, selezione e consulenza direzionale per le risorse umane.
Tra gli obiettivi dell'associazione c'è, infatti, anche quello di fornire garanzie di professionalità alle aziende che si rivolgono alle diverse società di selezione, ed è proprio con questo intento che nasce la certificazione europea assegnata da una commissione permanente di valutazione. «La delimitazione di parametri etici e professionali per quanti operano nel recruiting - sostiene il presidente di Assores, Gilberto Marchi -, deriva dall'esigenza di creare una barriera contro chi opera senza i requisiti necessari per svolgere una professione assai delicata, che ha come oggetto le persone e il loro lavoro».
Il recruiting, ovvero la ricerca e la selezione del personale effettuata tramite consulenti che rispondono a precisi requisiti professionali, è un settore in continuo perfezionamento, in corrispondenza ai mutamenti che investono il mercato del lavoro.
Il riconoscimento Assores Cerc si inserisce nel progetto avviato da Ecssa (European confederation of search & selection associations), con lo specifico intento di armonizzare a livello europeo le attività professionali in funzione del processo di allineamento dell'internazionalizzazione dell'economia. «Lo studio e la ricerca dei requisiti necessari per assegnare il bollino di certificazione a chi fa attività di recruiter è un'esigenza che si è concretizzata due anni fa con l'avvio della certificazione europea - afferma Marchi -.
Si tratta di un processo uguale per tutti i paesi facenti parte dell'Ecssa e richiede la presenza di caratteristiche imprescindibili per poter ottenere la certificazione».
Tali caratteristiche sono state illustrate in sede di assegnazione dei riconoscimenti, a novembre, e riguardano la formazione e l'esperienza professionale del soggetto: almeno tre o cinque anni di attività (in base al possesso o meno di una laurea) e il fatto di svolgere l'attività in via esclusiva, ovvero un minimo di 1.200 ore l'anno dedicate all'attività specifica di R&S.
Oltre a questo il consulente certificato deve possedere il requisito dell'indipendenza, quindi essere impiegato o consulente a partita iva che opera full time in una società di R&S regolarmente autorizzata dal ministero del Lavoro e, infine, deve possedere il requisito dell'etica, accettando senza condizioni i codici di Assores ed Ecssa. «Il consulente certificato continua Marchi -, deve essere in grado di gestire tutto il processo di selezione del personale dal primo contatto con il cliente che richiede la sua consulenza, fino alla presentazione della rosa finale dei candidati».
L'Italia è stato il primo paese, tra quanti in Europa sono associati all'Assores (Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna e Lussemburgo) ad avere già assegnato la certificazione europea.
A novembre dello scorso anno sono stati ben 94 i professionisti che l'hanno ottenuta. «In un certo senso siamo i pionieri del settore - afferma Marchi -. Gli altri paesi che vantano associazioni legate a Ecssa, hanno iniziato le prime fasi del percorso e dovrebbero concluderle entro la Primavera di quest'anno».
Altra caratteristica della certificazione è la sua durata temporanea, infatti, è valida per cinque anni a partire dall'assegnazione. «La certificazione temporanea è necessaria perché il nostro lavoro va incontro a innovazioni continue.
Questo fa sì che il recruiter debba tenersi in aggiornamento costante sui metodi di selezione e sia soggetto a verifiche periodiche del proprio operato».
Inoltre la peculiarità di questa certificazione sta nel suo carattere personale: viene assegnata al professionista, non all'azienda presso cui lavora, e il professionista è libero di passare a un'altra società.
Sempre a proposito di innovazione, Assores ha di recente creato e promosso il primo Master italiano sull'Outplacement: il supporto alla Ricollocazione Professionale. «Il Master partirà a marzo di quest'anno - comunica Marchi -, si tratterà di un percorso formativo professionalizzante, per Senior Consultant».

(Fonte: IlSole24Ore, 19/1/2011, Raffaela Ulgheri, http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-01-19/patente-selezionatori...)

06/03/2009 VL - Profili mirati, improvvisare non è consentito

Valerie Ehrenberger, amministratore unico di Valtellina Lavoro, propone la ricerca di personale qualificato
E' nata a Vienna, ha studiato a Parigi, ha lavorato a New York, in Cina e a Bruxelles e il suo sogno era diventare ambasciatrice.
Sette anni fa ha scelto di vivere a Sondrio, la città del marito conosciuto tramite Rotaract, e in Valtellina ha fatto crescere insieme a un altro professionista, Claudio Bormolini, un'azienda che è diventata una protagonista della vita economica locale.
Nell'ufficio di Valerie Ehrenberger, amministratore unico di Valtellina Lavoro, ci sono una cartina della provincia di Sondrio e un quadro con la sede della Confindustria austriaca. «Ho sempre avuto una passione per le materie economiche e per l'estero.
Subito dopo la laurea ho avuto la fortuna di potere collaborare con l'associazione degli industriali del mio paese.
Questa opportunità mi ha permesso di lavorare per i prossimi 5 anni in Austria, in Cina e in Belgio - negli uffici di rappresentanza perUnione europea - per due anni. E' stata un'esperienza meravigliosa, molto formativa, in un ambito dinamico e giovane. La porto ancora dentro di me».
La Valtellina è nel cuore dell'Europa, ma sembra che l'Europa non sia ancora nel cuore dei valtellinesi. «L'Ue è fondamentale sul piano legislativo, culturale e politico. Rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e di confronto.
Allargare i nostri orizzonti non significa rinunciare alle nostre radici e particolarità. Vuol dire conoscere e prendere il meglio di ogni realtà.
Il nuovo non ci deve fare paura, dobbiamo eliminare i pregiudizi».

Come si svolge la vostra attività?
«Ci occupiamo della ricerca e selezione di personale qualificato attraverso un processo molto specialistico: ricerca attiva, batterie di colloqui con professionisti della selezione, testing tecnico e psico-attitudinale.
Inoltre collaboriamo con le aziende per la consulenza sulla gestione delle problematiche e criticità con il proprio personale, con analisi di clima aziendale o percorsi di sviluppo professionale - tematiche sempre più sentite anche delle aziende valtellinesi - e offriamo percorsi di formazione personalizzata».
Qual è il bilancio dei vostri primi otto anni?
«E' un'esperienza positiva: il nostro servizio - innovativo e dedicato al mercato locale - ha saputo andare incontro alle esigenze delle aziende. In sette anni abbiamo collaborato con 135 ditte ed enti valtellinesi e del Lario. Ci hanno chiesto di ricercare 200 profili diversi e hanno inserito nel proprio staff 380 persone.
Grazie a un'intensa attività di ricerca abbiamo 8500 iscritti: quasi il 15% dei dipendenti attivi in provincia. 6600 utenti hanno iniziato la selezione con noi, a 3100 di questi abbiamo dato l'opportunità di sostenere un colloquio con una delle nostre aziende clienti. Le assunzioni mirate sono fondamentali. Un imprenditore è come un allenatore di un team di pallone.
Deve mandare in campo una squadra competitiva, scegliendo i giocatori a seconda del ruolo e della partita che deve affrontare. Non è consentito improvvisare».
Quali sono le qualità necessarie per conquistare la sua fiducia durante un colloquio? «Servono competenze specifiche. Le figure più apprezzate sono quelle tecniche e commerciali, o amministrativi con esperienza. Ma occorrono anche dinamismo, voglia di mettersi in gioco, di buttarsi in una nuova esperienza professionale, desiderio di avere una marcia in più».
Spesso i "fuoriclasse" valtellinesi dopo gli studi restano nelle città universitarie.
E' possibile farli ritornare?
«Le iniziative che puntano a dare delle opportunità a chi ha risorse valide vanno promosse. Bisogna rendere attraente il nostro territorio, offrendo visibilità alle aziende di alto livello che spesso non sono abbastanza note.
Politech può diventare una calamita per chi potrebbe tornare. La fuga verso la città dei "cervelli" valtellinesi impoverisce l'economia, ma anche tutti gli altri ambiti della comunità». Grazie alla presenza di lavoratori qualificati sarebbe più facile competere sul mercato globale, soprattutto in un periodo di crisi. «Siamo in un periodo di stagnazione e attesa.
Chi ha meno specializzazione è più a rischio,. Però dobbiamo evitare eccessivi allarmismi.
Nel nostro lavoro quotidiano incontriamo tante eccellenze, imprese innovative e in crescita che si fanno valere in Italia e all'estero, preparandosi a nuove sfide». Sul piano delle infrastrutture, il territorio non sembra pronto. «Finalmente qualcosa si muove sul fronte della nuova statale. Io viaggio volentieri in treno, e la mia esperienza europea mi dice che qui in Italia si può solo migliorare sul piano della qualità dei servizi.
Al tempo stesso bisogna essere consapevoli che in paesi come Austria e Svizzera anche i costi sono assolutamente superiori».
Si avvicina l'8 marzo. In Valtellina ci sono poche donne nei posti che contano. Si può parlare di disuguaglianze di genere?
«Mi rifiuto, come donna, di essere considerata un problema da risolvere con le quote rosa. Ai vertici di Confindustria e dei giovani industriali abbiamo due donne. Questo dimostra che una donna in gamba, se vuole, può fare carriera. In politica e nella società deve emergere chi ha qualità, indipendentemente dal genere, come ci insegna l'esperienza di altri paesi – non solo europei.
Se vogliamo parlare di donne, gli argomenti non mancano, ma non si tratta di questi appena citati». Ci sono altre questioni più concrete? «Sul piano dei servizi indispensabili per permettere alle donne di avere un ruolo attivo in ambito lavorativo, ad esempio per gli asili nido, dobbiamo purtroppo fare i conti con una conformazione del territorio provinciale che rende tutto più difficile.
Questa festa è un'occasione per riflettere anche su altri temi come le violenze sulle donne, soprattutto quelle che avvengono in famiglia». Per molte donne è difficile conciliare lavoro e impegni familiari. «E’ senz’altro difficile. Ma la voglia di migliorarsi non deve mai mancare anche quando ci sono molte difficoltà da affrontare.
Bisogna trasformare il ruolo di madre in un'opportunità di crescita per se stessa. In ambito professionale mi occupo di formazione e partecipo a numerosi percorsi di questo tipo. Le lezioni più interessanti mi arrivano dalle mie bambine, sono un'incredibile fonte di energia.
La grinta, l’amore, la voglia di imparare e di mettercela tutta dei figli sono l'esempio migliore per una mamma».
Viste le abilità culinarie di suo marito Sergio Schena, i fornelli sono blindati.
«Confermo: Sergio è un ottimo cuoco. Le donne di casa sono una netta maggioranza, ma anche in questo caso non c’è motivo di lamentarsi. Lui è il nostro re, è il più coccolato di tutti».

Valerie Ehrenberger è nata a Vienna nel 1973. E' sposata con Sergio Schena, agente generale di Ina Assitalia a Sondrio, e ha tre figlie: Letizia di 4 anni, Carlotta di 3 e Sofia, che ha dieci mesi. Ha studiato Economia e commercio a indirizzo internazionale nell'università della propria città e a Parigi.
Successivamente ha lavorato per la Confindustria austriaca nella capitale del proprio paese, nel ministero degli affari esteri,in Cina e a Bruxelles negli uffici di rappresentanza per l'Unione Europea.
Dopo una parentesi milanese in un'impresa di digital entertainment, nel 2002 ha iniziato la propria esperienza a tempo pieno a Valtellina Lavoro, prima azienda del territorio dedita alla ricerca e selezione di profili specializzati assunti direttamente dalle aziende clienti. Valtellina Lavoro ha un sito internet aggiornato e innovativo.
Tra le rubriche interessanti c'è quella dedicata alle aziende di successo che operano sul territorio.
L'indirizzo è www.valtellinalavoro.it.

(Fonte: La Provincia di Sondrio, 5/3/2009, Stefano Barbusca)

12/03/2007 VL - Le regole per trovare un’occupazione

I consigli dell'esperta.
Le regole per trovare un’occupazione Informarsi presso parenti, amici e conoscenti, e soprattutto sfruttare tutte le occasioni a disposizione per l’orientamento.
E’ il consiglio di Valtellina Lavoro, che sottolinea come spesso si investano energie e risorse economiche ingenti, anche con sacrifici enormi da parte delle famiglie, in ambiti che non possono garantire un futuro in provincia.
«E’ necessario informarsi sulla situazione del mercato del lavoro valtellinese già durante gli anni delle medie inferiori, e naturalmente prima di iscriversi all’università è fondamentale confrontare la propria scelta con le richieste delle aziende valtellinesi.
Ai ragazzi chiedo di leggere i giornali, di chiedere informazioni agli addetti ai lavori e alla scuola».
Chi sceglie facoltà di primo piano sotto il piano culturale come lettere antiche o antropologia, solo per fare alcuni esempi, deve convivere da subito con le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro valtellinese.
Le iniziative dedicate all’orientamento devono essere sfruttate nel migliore dei modi, con un’approfondita valutazione degli aspetti positivi e negativi.
La riflessione di Valerie Schena è dedicata anche ai genitori: «E’ necessaria, addirittura indispensabile, un’attenta riflessione sulle competenze, le attitudini e le aspirazioni dei propri figli.
Non tutti devono frequentare per forza il liceo e l’università.
Altri percorsi formativi possono portare a soddisfazioni importanti. Un perito meccanico e una brava ragioniera non conoscono la disoccupazione neanche per una settimana e possono contare su opportunità molto interessanti.
Occorre un cambio di mentalità per valutare questa situazione».

(fonte: La Provincia di Sondrio, 10/03/2007, Stefano Barbusca)

22/02/2007 Mi hanno preso!!!!! …. e adesso?

Mi hanno preso!!!!! …. e adesso?
Cosa evitare per non fare troppe figuracce.
Fantastico, ti hanno detto di sì, sei passato dalla categoria dei “fannulloni” a quella dei “lavoratori”.
Sei orgoglioso – giustamente – e non aspetti altro che fare “bella figura” anche in giacca e cravatta.
Qualcuno vuol darti qualche consiglio, ma non t’interessa, in fondo, se sei arrivato fin qui è per merito tuo.
Sei convinto che adesso, il “grosso” è fatto. Arrivi il primo giorno in ufficio, sei nevoso ma non vuoi farlo vedere, pensi di dover sembrare “disinvolto”, un routiniario, non un “novellino”, vedi la prima persona e dici: “Ciao, sono Marco, e tu?”, e lei ti risponde: “Buongiorno, sono la dott.ssa Rossi, lavorerà con me”.
Rischi che la tua carriera sia già finita prima ancora di iniziare. Perché?
Perché non hai seguito l’etichetta, le regole del bon ton, insomma, il galateo che esiste anche in ufficio! (Sì, la tua mamma aveva ragione, le “buone maniere” non sono passate di moda!) Allora, come ci si comporta al lavoro? Soprattutto da “neo”?
I buoni precetti familiari ci vengono sicuramente in aiuto, ma forse non bastano.
Ecco qualche consiglio per rendere il tuo ingresso nel mondo del lavoro più promettente!!
Se sei alle prime armi, tieniti un po’ indietro, osserva come si comportano gli altri, se si tratta di un ambiente formale i jeans, anche se griffati, potrebbero essere fuori luogo, ricorda che le persone devono ricordare te, non i tuoi vestiti, meglio evitare scollature abissali e camicette trasparenti, ma anche il cappellino da baseball … e tira su ‘sti pantaloni! Se non inizi in un’azienda “dotcom”, mai dare del “tu” a tutti subito – potrebbe anche trattarsi della moglie del titolare! Evita di usare espressioni troppo familiari e volgari, ricordati che non sei al bar e che magari non tutte le ragazze stanno aspettando solo te per un flirt!
Nel migliore dei casi questi comportamenti fanno capire ai tuoi interlocutori che non hai la minima idea del posto in cui lavori, o che non te ne importa nulla. In entrambi i casi, perderai credibilità e darai una pessima prima impressione.
Quindi, meglio optare per un abbigliamento neutro, piuttosto classico – ci sono posti più adatti per esprimere la tua personalità – e non esagerare con gli accessori.
Cerca di essere in buoni rapporti con tutto, senza essere troppo in confidenza sin da subito, e se vuoi far carriera, meglio non aver la fama di essere pettegolo, sarcastico, arrogante o presuntuoso!
Confuso? Ti sembra di dover essere “qualcun altro”?
Le regole di etichetta non sono fatte per te?
Sta tutto nella disinvoltura e l'originalità con cui si seguono.
E' quello che fa la differenza tra un “damerino” e un “signore”.
In bocca al lupo ...

Valerie Schena Ehrenberger - Claudio Bormolini

22/06/2006 WARM UP: ma quant’è importante la prima impressione?

Hai passato settimane naufragando tra ricerche infinite di annunci su giornali e sul web? Giorni a districarti tra modelli di Curriculum Vitae ed esempi di lettere di motivazione?
Ti sei dovuto sorbire ore e ore di suggerimenti di parenti e amici (ma solo di quelli che: hanno trovato posto su raccomandazione / non hanno mai lavorato / lavorano da 10 anni come commessa nel negozio di mamma e annunciano al bar con soddisfazione: ‘sti dottori! tutti disoccupati…)?
Bene… sei solo all’inizio! Squilla il telefono e sei contattato per un primo colloquio. Se accade a volte di sopravvalutare il fatto (con rischio di delusione) è stupefacente quante volte ciò venga invece sottovalutato: ricorda: non si ha mai una seconda possibilità di dare una prima impressione!
Comunicare al meglio le proprie caratteristiche e potenzialità è fondamentale, è evidente che questo non farà la differenza tra la tua posizione e quella di candidati con qualifiche o esperienze professionali più consone ai parametri della selezione, ma vanno fatte due considerazioni: la prima è che la gran parte delle aziende prevedono percorsi formativi specifici per i neoassunti (soprattutto giovani e neolaureati) la seconda è che… l’impressione farà la differenza tra candidati con caratteristiche, sulla carta, simili!
Pensare la settimana prima del colloquio di prendere una seconda laurea in scienze ambientali mentre si matura un’esperienza in ruolo dirigenziale in IBM e ci si diploma in violino al conservatorio (il talento musicale è indice di sensibilità e intelligenza, lo dicono tutti) può essere un’idea.
Pessima! Quello che si può e deve fare è molto semplice: evitare alcuni errori grossolani, il che, come accade a tutte cose semplici ma non automatiche, può rischiare di essere dimenticato, soprattutto in situazioni di tensione emotiva.
I colloqui di lavoro sono strutturati in fasi distinte, la fase detta di Warm Up è la prima parte, molto breve, ma estremamente significativa, in cui l’intervistatore matura una prima impressione sul candidato. Bisogna considerare attentamente che, anche nel corso di eventuali incontri successivi, i selezionatori tenderanno a riconfermare il giudizio sulle macro caratteristiche psicologiche – comportamentali del candidato.
Come gestire al meglio la fase di Warm Up?
Il classico primo consiglio è di arrivare puntuali, metti in conto che quella mattina tutto il mondo sembrerà voler ostacolare la tua perfetta tabella oraria.
Se riuscirai ad evitare con stile la portinaia in cortile sicuramente sarai bloccato venti minuti al semaforo dal corteo quinquennale dei piccoli apicoltori e, arrivare al colloquio sull’orlo di una crisi di nervi inseguito da strani soggetti con vestiti a righe gialle e nere, farà sorgere al selezionatore qualche dubbio sulla tua attitudine al lavoro in team.
L’abbigliamento è un altro punto a tuo favore, anche perché facilmente pianificabile: non si tratta di fingere di essere ciò che non si è ma rifletti sul modo migliore di adeguare il tuo senso estetico a una situazione, che, comunque, è una situazione lavorativa. Ovviamente tutto va rapportato al ruolo per cui ci si propone ma un casual-elegante è un buon passe-partout, evita quindi accessori troppo vistosi o un trucco eccessivo.
Sin dall’inizio dell’incontro cerca di mantenere un livello di formalità adeguato, per intenderci, dare del “lei”, evitare un atteggiamento troppo informale o naïf sia nella postura sia per quanto riguarda l’espressione verbale.
Diciamocelo, il fatto che tu affermi che la facoltà che hai frequentato sia una m…a non sarà vista dal selezionatore come una critica costruttiva o una valutazione razionale del tuo percorso formativo.
Cerca di esprimerti chiaramente, chiedi spiegazioni, dimostrati padrone degli strumenti di comunicazione interpersonale: non guardare in alto quando parli, cerca di evitare gesti di nervosismo, ascolta con attenzione.
Sarebbe utile prima di affrontare un colloquio rivedere il proprio CV e fare mente locale sulle proprie scelte e sugli obiettivi futuri. E’ fondamentale un atteggiamento corretto: è giusto e apprezzabile che il candidato sia consapevole di quanto vale ma: arroganza, tendenza alla prevaricazione o tentativi sfacciati di farti amico l’intervistatore possono essere molto rischiosi e non dare un’immagine positiva di te.
E’ importante manifestare consapevolezza riguardo alle proprie possibilità, valutando, serenamente, anche le prospettive di crescita e formazione, inoltre dimostrare di essere informati rispetto all’impiego proposto e all’azienda che lo propone è sicuramente indice di motivazione ragionata e perciò fondata e apprezzabile.
In sintesi? Buon senso! E in bocca al lupo, dopo tutto (e qualcuno dovrebbe scriverlo sui tavolini del bar) cercare lavoro è un lavoro…

Francesca Scenini
(Valtellina Lavoro declina ogni responsabilità per l’opinione espressa dall’autore).

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