06/03/2009 VL - Profili mirati, improvvisare non è consentito

Valerie Ehrenberger, amministratore unico di Valtellina Lavoro, propone la ricerca di personale qualificato
E' nata a Vienna, ha studiato a Parigi, ha lavorato a New York, in Cina e a Bruxelles e il suo sogno era diventare ambasciatrice.
Sette anni fa ha scelto di vivere a Sondrio, la città del marito conosciuto tramite Rotaract, e in Valtellina ha fatto crescere insieme a un altro professionista, Claudio Bormolini, un'azienda che è diventata una protagonista della vita economica locale.
Nell'ufficio di Valerie Ehrenberger, amministratore unico di Valtellina Lavoro, ci sono una cartina della provincia di Sondrio e un quadro con la sede della Confindustria austriaca. «Ho sempre avuto una passione per le materie economiche e per l'estero.
Subito dopo la laurea ho avuto la fortuna di potere collaborare con l'associazione degli industriali del mio paese.
Questa opportunità mi ha permesso di lavorare per i prossimi 5 anni in Austria, in Cina e in Belgio - negli uffici di rappresentanza perUnione europea - per due anni. E' stata un'esperienza meravigliosa, molto formativa, in un ambito dinamico e giovane. La porto ancora dentro di me».
La Valtellina è nel cuore dell'Europa, ma sembra che l'Europa non sia ancora nel cuore dei valtellinesi. «L'Ue è fondamentale sul piano legislativo, culturale e politico. Rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e di confronto.
Allargare i nostri orizzonti non significa rinunciare alle nostre radici e particolarità. Vuol dire conoscere e prendere il meglio di ogni realtà.
Il nuovo non ci deve fare paura, dobbiamo eliminare i pregiudizi».

Come si svolge la vostra attività?
«Ci occupiamo della ricerca e selezione di personale qualificato attraverso un processo molto specialistico: ricerca attiva, batterie di colloqui con professionisti della selezione, testing tecnico e psico-attitudinale.
Inoltre collaboriamo con le aziende per la consulenza sulla gestione delle problematiche e criticità con il proprio personale, con analisi di clima aziendale o percorsi di sviluppo professionale - tematiche sempre più sentite anche delle aziende valtellinesi - e offriamo percorsi di formazione personalizzata».
Qual è il bilancio dei vostri primi otto anni?
«E' un'esperienza positiva: il nostro servizio - innovativo e dedicato al mercato locale - ha saputo andare incontro alle esigenze delle aziende. In sette anni abbiamo collaborato con 135 ditte ed enti valtellinesi e del Lario. Ci hanno chiesto di ricercare 200 profili diversi e hanno inserito nel proprio staff 380 persone.
Grazie a un'intensa attività di ricerca abbiamo 8500 iscritti: quasi il 15% dei dipendenti attivi in provincia. 6600 utenti hanno iniziato la selezione con noi, a 3100 di questi abbiamo dato l'opportunità di sostenere un colloquio con una delle nostre aziende clienti. Le assunzioni mirate sono fondamentali. Un imprenditore è come un allenatore di un team di pallone.
Deve mandare in campo una squadra competitiva, scegliendo i giocatori a seconda del ruolo e della partita che deve affrontare. Non è consentito improvvisare».
Quali sono le qualità necessarie per conquistare la sua fiducia durante un colloquio? «Servono competenze specifiche. Le figure più apprezzate sono quelle tecniche e commerciali, o amministrativi con esperienza. Ma occorrono anche dinamismo, voglia di mettersi in gioco, di buttarsi in una nuova esperienza professionale, desiderio di avere una marcia in più».
Spesso i "fuoriclasse" valtellinesi dopo gli studi restano nelle città universitarie.
E' possibile farli ritornare?
«Le iniziative che puntano a dare delle opportunità a chi ha risorse valide vanno promosse. Bisogna rendere attraente il nostro territorio, offrendo visibilità alle aziende di alto livello che spesso non sono abbastanza note.
Politech può diventare una calamita per chi potrebbe tornare. La fuga verso la città dei "cervelli" valtellinesi impoverisce l'economia, ma anche tutti gli altri ambiti della comunità». Grazie alla presenza di lavoratori qualificati sarebbe più facile competere sul mercato globale, soprattutto in un periodo di crisi. «Siamo in un periodo di stagnazione e attesa.
Chi ha meno specializzazione è più a rischio,. Però dobbiamo evitare eccessivi allarmismi.
Nel nostro lavoro quotidiano incontriamo tante eccellenze, imprese innovative e in crescita che si fanno valere in Italia e all'estero, preparandosi a nuove sfide». Sul piano delle infrastrutture, il territorio non sembra pronto. «Finalmente qualcosa si muove sul fronte della nuova statale. Io viaggio volentieri in treno, e la mia esperienza europea mi dice che qui in Italia si può solo migliorare sul piano della qualità dei servizi.
Al tempo stesso bisogna essere consapevoli che in paesi come Austria e Svizzera anche i costi sono assolutamente superiori».
Si avvicina l'8 marzo. In Valtellina ci sono poche donne nei posti che contano. Si può parlare di disuguaglianze di genere?
«Mi rifiuto, come donna, di essere considerata un problema da risolvere con le quote rosa. Ai vertici di Confindustria e dei giovani industriali abbiamo due donne. Questo dimostra che una donna in gamba, se vuole, può fare carriera. In politica e nella società deve emergere chi ha qualità, indipendentemente dal genere, come ci insegna l'esperienza di altri paesi – non solo europei.
Se vogliamo parlare di donne, gli argomenti non mancano, ma non si tratta di questi appena citati». Ci sono altre questioni più concrete? «Sul piano dei servizi indispensabili per permettere alle donne di avere un ruolo attivo in ambito lavorativo, ad esempio per gli asili nido, dobbiamo purtroppo fare i conti con una conformazione del territorio provinciale che rende tutto più difficile.
Questa festa è un'occasione per riflettere anche su altri temi come le violenze sulle donne, soprattutto quelle che avvengono in famiglia». Per molte donne è difficile conciliare lavoro e impegni familiari. «E’ senz’altro difficile. Ma la voglia di migliorarsi non deve mai mancare anche quando ci sono molte difficoltà da affrontare.
Bisogna trasformare il ruolo di madre in un'opportunità di crescita per se stessa. In ambito professionale mi occupo di formazione e partecipo a numerosi percorsi di questo tipo. Le lezioni più interessanti mi arrivano dalle mie bambine, sono un'incredibile fonte di energia.
La grinta, l’amore, la voglia di imparare e di mettercela tutta dei figli sono l'esempio migliore per una mamma».
Viste le abilità culinarie di suo marito Sergio Schena, i fornelli sono blindati.
«Confermo: Sergio è un ottimo cuoco. Le donne di casa sono una netta maggioranza, ma anche in questo caso non c’è motivo di lamentarsi. Lui è il nostro re, è il più coccolato di tutti».

Valerie Ehrenberger è nata a Vienna nel 1973. E' sposata con Sergio Schena, agente generale di Ina Assitalia a Sondrio, e ha tre figlie: Letizia di 4 anni, Carlotta di 3 e Sofia, che ha dieci mesi. Ha studiato Economia e commercio a indirizzo internazionale nell'università della propria città e a Parigi.
Successivamente ha lavorato per la Confindustria austriaca nella capitale del proprio paese, nel ministero degli affari esteri,in Cina e a Bruxelles negli uffici di rappresentanza per l'Unione Europea.
Dopo una parentesi milanese in un'impresa di digital entertainment, nel 2002 ha iniziato la propria esperienza a tempo pieno a Valtellina Lavoro, prima azienda del territorio dedita alla ricerca e selezione di profili specializzati assunti direttamente dalle aziende clienti. Valtellina Lavoro ha un sito internet aggiornato e innovativo.
Tra le rubriche interessanti c'è quella dedicata alle aziende di successo che operano sul territorio.
L'indirizzo è www.valtellinalavoro.it.

(Fonte: La Provincia di Sondrio, 5/3/2009, Stefano Barbusca)