Notizie sul mondo del lavoro locale e non

Eccellenze in digitale 2015

Segnaliamo un'ottima opportunità per tutti i diplomati, laureandi o laureati nati dal 1986 in poi.
Si tratta di un percorso di formazione con GOOGLE-Italia in area web marketing promosso dalla rete delle Camere di Commercio che ospita i ragazzi dopo il corso per un periodo di stage-lavoro. Ci sono 2 borse di studio riservate ai ragazzi di Sondrio!! 
Maggiori informazioni trovate cliccando sul link qui sotto. Dovete però affrettarvi - il bando scade il 30/4/2015.
http://www.so.camcom.gov.it/home.jsp?idrub=8706

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Lunedì, 13 Aprile, 2015

Rappresentiamo l'Italia!

E' la Valtellina a rappresentare l'Italia ...... forse non proprio, ma in ambito delle Società di Ricerca e Selezione Personale sì!
Valerie Schena Ehrenberger, delegata di Confindustria Assoconsult per l'associazione europea ECSSA - European Confederation of Search and Selection Associations, ha guidato il Workshop tenutosi presso la Sala degli Affreschi della Provincia di Milano in occasione del Decimo Anniversario di ECSSA, il 6 novembre 2014.
Un workshop sulla certificazione delle competenze trasversali, organizzato in collaborazione con la Fondazione del Politecnico di Milano, dove non mancavano i confronti tra i vari paesi sul mercato di lavoro e le specifiche del nostro settore.
Nella successiva riunione tecnica è stato dato l'avvio alla creazione di un network paneuropeo delle società R&S per permettere ai clienti una procedura coerente di ricerca e selezione personale anche a livello internazionale.

Pubblicato: 
Giovedì, 13 Novembre, 2014

Curriculum, per ogni Paese il suo

Ambizioni internazionali? Ecco le caratteristiche del «Cv» ideale, Stato per Stato

Se alleghi la tua foto al curriculum che stai inviando a un’azienda anglosassone, di Gran Bretagna o Usa, rischi d’essere subito cestinato: li hai messi in imbarazzo perché in quei Paesi si cerca in ogni modo di non contravvenire alle leggi sulle discriminazioni.

Se invece lo stai mandando a un’impresa asiatica, devi fare esattamente il contrario e metterti a nudo il più possibile: i responsabili della selezione si aspettano informazioni sensibili e personali come religione, stato di salute, genere, etnia, stato civile ed età. Insomma, Paese che vai, curriculum che trovi e, quando si sta puntando sull’estero per proporsi a un’azienda locale, gli errori di stesura del curriculum sono in agguato. «E’ fondamentale non partire col piede sbagliato — avverte Carlos Manuel Soave, managing director di Hays, multinazionale del recruiting — occorre sapere che contenuti, formato, struttura e formattazione del Cv sono estremamente variabili in giro per il mondo».

Curriculum o Résumé? In molte nazioni sono due sinonimi, ma attenzione in Nord America, lì si parla di Cv solo per ricercatori, accademici ed educatori.
Qual è la lunghezza giusta? Nel Regno Unito due pagine, negli Usa solo una, in Russia deve essere abbastanza lungo da contenere parecchie informazioni ed esperienze lavorative molto dettagliate, in Grecia può arrivare addirittura a cinque pagine. In ogni caso mai inviare Cv più lunghi di quanto richiesto con l’escamotage furbetto di ridurre la grandezza del carattere utilizzato. A chi piace la foto? Non in Canada, Usa e Regno Unito, molto apprezzata invece in Germania, Francia e vari Paesi asiatici. Sempre però foto formali e professionali, mai troppo disinvolte o in abiti da tempo libero. Dottore cosa? I titoli di studio italiani spesso non coincidono con quelli degli altri Paesi: è indispensabile fornire l’equivalente locale della propria laurea o diploma. Ci sono alcune aziende estere che non si fidano e richiedono una copia del certificato che attesta il titolo conseguito, è utile quindi tenerne una a disposizione.

Svelare gli hobby? In Germania proprio no, lì gli uffici risorse umane considerano inutili le informazioni sugli interessi personali. Altrove è lecito segnalare gli hobby, ma che siano vicini alla cultura del Paese interessato. Toni alti o bassi? Negli Usa toni forti e fieri quando si espongono i risultati ottenuti, in Gran Bretagna stile da marketing di se stessi e, in Cina, modestia senza ostentazioni e vanterie. Bene per tutti il formato A4? Sì in Europa no in Nord America, dove lo standard è 8 pollici e mezzo per 11. Prima di inviare, infine, salvare in un formato ampiamente riconosciuto, Word o Pdf. Qualcuno in Germania, però, vuole anche il cartaceo.

di Enzo Riboni, Corriere della Sera, 14 ottobre 2014
http://www.corriere.it/economia/trovolavoro/14_ottobre_14/curriculum-ogn...

Pubblicato: 
Giovedì, 16 Ottobre, 2014

Pillole di VL

Rubrica di consigli e suggerimenti in costante aggiornamento.....

Suggerimento 9 - ..... non avete letto il mio CV?
Succede ogni tanto che il candidato, invitato dal selezionatore di "fare un riassunto delle proprie esperienze professionali" inizi il suo discorso chiedendo "non avete letto il mio CV?" oppure "devo proprio raccontare tutto", "non vi è stata data la mia scheda", "ho già fatto il colloquio con VL" (nel caso di colloquio in azienda committente).
Sicuramente questo non è proprio il modo migliore per cominciare .... ecco perché: il CV è un elenco di informazioni "neutre", quindi per lo più le singole tappe della propria vita vengono descritte senza dare priorità e senza personalizzarli (sono piaciute, perché, etc.).
L'obiettivo del CV e quello di essere invitato al colloquio, niente di più e niente di meno.
Una volta che questo obiettivo è stato raggiunto, il selezionatore è interessato alla persona che ha di fronte: al modo in cui questa si pone, parla, ai suoi interessi ed aspettative reali, alla competenze relazionali e comunicative ..... e a tante altre informazioni che da un pezzo di carta sono impossibile percepire.
Vuole conoscere la persona.
Ed è per questo che è importante ripetere quanto già scritto nel CV: potete adattare il modo di raccontare un'esperienza o una scelta al interlocutore (approfondire di più o di meno, sottolineare certi aspetti, ecc.) far vedere chi c'è dietro una certa competenza.
Ricordate: l'azienda non assume una macchina di cui interessano solo le specifiche tecniche, ma una persona.
Pubblicata il 4-3-2015

Suggerimento 8 - .....non presentarsi

È risaputo che in molti casi l’esito di un colloquio si decide nel corso dei primi momenti ed in alcuni casi addirittura nel corso del primo minuto.
Importantissimi quindi i fattori che entrano in gioco nei primi istanti dell’incontro: l’abbigliamento, l’orario con cui ci si presenta, il saluto ed anche il modo con cui si dà la mano.
Fatta questa brevissima premessa, valutiamo una situazione un poco differente: la persona che non si presenta ad un colloquio precedentemente concordato.
A qualcuno sembrerà strano, ma nonostante le difficoltà del periodo e le non molte opportunità di impiego che al giorno d’oggi vi sono, si segnalano dei personaggi che non si presentano ai colloqui, chiaramente senza avvisare……
Lasciamo immaginare quale sarà l’impressione che potrebbe insinuarsi nel selezionatore che attende invano una persona…..
In ogni caso se questa cosa vi sembra abbastanza “particolare” vi possiamo dire che al peggio non c’è mai fine: la persona – presentata dalla società di selezione ad un’azienda cliente che non si presenta – chiaramente senza avvisare – ad un incontro con quest’ultima.
In questa simpatica situazione possiamo solo immaginare quali siano le indicazioni che giungono a chi si occupa della selezione…..

Domandina facile facile: quanto sareste disposti a valutare positivamente tale persona - che chiaramente è introvabile al telefono - in futuro per un’altra selezione?
Pubblicata il 14-10-2014 sulla pagina del gruppo VL su Facebook

Suggerimento 7 - Abbigliamento
... e ci siamo di nuovo con la tematica "vestiti"... come ci si veste per un colloquio.
Non siamo così fissati come negli USA (leggete l'articolo in allegato del Corriere), ma per piacere, un po' di buon senso ....
Meno male che le temperature di questa estate ci hanno risparmiato troppi look da spiaggia (infradito, canottiere aderenti, ecc.).
Ma non vanno bene neanche scarponi da montagna, abitino da sera, tacchi 12 ecc. L'abbigliamento e la vostra presenza è quello che il selezionatore nota subito, ancora prima di iniziare il colloquio: quindi meglio andare sul classico e sobrio - al limite informatevi prima telefonicamente.
Ps: non vale per i "creativi" che hanno qualche margine in più!

Pubblicata il 12-9-2014 sulla pagina del gruppo VL su Facebook

Suggerimento 6 - Atteggiamento.....
Colloquio in azienda: candidata, il nostro selezionatore, l'interlocutore dell'azienda cliente. Candidata - che si era interessata lei alla specifica posizione - si dimostra poco motivata e fa subito richieste (dimenticando chi cerca lavoro e chi lo offre), dichiara un attuale inquadramento evidentemente falso (davanti a noi che non siamo proprio degli sprovveduti in materia ....) e risponde in maniera poco cortese.
No comment.........
Suggerimento: anche se questo atteggiamento è palesemente sbagliato, ricordatevi che il mercato - non solo valtellinese ma per certe figure anche nazionale o persino mondiale - è talmente piccolo che gli interlocutori (aziende, agenzie di lavoro, ecc.) si parlano !!!!!!!!! Non soltanto che questa candidata non viene presa in considerazione per questa specifica posizione (intanto non era motivata ...), non possiamo presentarla a nessun' altra azienda. E se qualcuno chiede referenze a noi o alla nostra azienda cliente????? Proprio no comment .......
Fortunatamente succede anche il contrario.
L'anno scorso si presenta uno studente universitario al secondo anno, ragazzo giovane, educato, gentile, appassionato della propria materia che deve fare stage curriculare. Mi viene in mente una delle nostre aziende clienti ed effettivamente lo prendono. Il feedback è positivo, non per le competenze specifiche (chiaro, secondo anno ...) ma caratterialmente (si è inserito subito, curioso, volenteroso, propositivo). Passa un anno e un'altra azienda mi dice che per un progetto particolare avrebbe bisogno di un ragazzo per una collaborazione a ore. Io penso a ..... corretto, allo studente di prima. Lo chiamo, ormai è prossimo alla laurea triennale, sempre educato e volenteroso, inoltre ho il feedback positivo, va a fare il colloquio e ora collabora nei fine settimana. Quindi, una volta laureato avrà ben due esperienze con aziende locali da mettere sul CV.
Noi facciamo il nostro meglio - ma dovete aiutarci anche voi!!
Pubblicata il 20-3-2014 sulla pagina del gruppo VL su Facebook

Suggerimento 5 - Domanda durante il colloquio...
"perché noi/l'azienda dovremmo/dovrebbe assumere te?"
La risposta non può limitarsi a: "perché mi interessa molto questo tipo di lavoro", che è nient'altro che "mi devi prendere perché sono interessato".
Questo, l'azienda in questione, lo da per scontato.
Ma "perché ho fatto esperienze/stage/corso in questo ambito", perché "parlo bene l'inglese e quindi riesco a gestire il cliente estero che viene in aizenda", ma anche perché "sono disoccupato e quindi disponibile da subito".
Fatevi la domanda prima del colloquio e cercate delle risposte convincenti.

Suggerimento 4 - Foto su CV appena ricevuto.
... scattata in palestra, sdraiato su materasso blu, in tuta, sguardo svogliato, autoscatto con cellulare.
NON E' CERTO UNA FOTO DA METTERE SUL CV !!!!
La foto deve essere idonea per un ambito professionale, quindi niente spiaggia, fidanzato, abbigliamento da discoteca.
Meglio primo piano in ambiente neutro.
Ulteriori info anche qui.

Suggerimento 3 - dati personali su CV.
Indirizzo: viale Europa
Piccolo particolare: "viale Europa" di quale città???
Per favore controllate il vostro CV prima di inviarlo, errori come questo non danno un'impressione di professionalità .....

Suggerimento 2 - Come rispondere alla domanda "di che cosa si occupa?"
Premessa: chi parla è responsabile di quello che l'altro capisce.
Quindi - soprattutto se avete di fronte un interlocutore che non fa lo stesso mestiere vostro  - dovete spiegarvi in modo che l’altro capisca.
Se poi l’altro è il selezionatore, è ulteriormente importante.
Inutile parlare con terminologia tecnica in continuazione, in inglese, dilungarsi nella descrizione di dettagli – magari neanche inerenti.
Complicare il tutto – anche tramite un linguaggio troppo da “insider” – non è convincente.
Strategia vincente: esposizione chiara e sintetica. Con un po’ di preparazione, ce la fate!

 

 Suggerimento 1 - Come rinunciare ad una proposta.
Se un’azienda vi propone una collaborazione, stage, lavoro, ecc che non vi interessa, non dimenticate che – forse – in futuro potreste ancora avere a che fare con la stessa azienda e che gli imprenditori si parlano tra di loro.
Quindi dimostratevi cortesi e professionali nel rifiutare. Un “La ringrazio tanto ma al momento sto cercando qualcosa di diverso” è meglio di un “Proponente sempre la stessa cosa, avete già contattato la mia amica”.
Purtroppo succede che presentiamo una persona e l’azienda cliente ci racconta qualcosa del genere …. Pensate sempre a lascare un’ottima impressione, anche nel rifiutare una proposta.

A questa pagina gli aggiornamenti su FB: https://www.facebook.com/groups/141918172582531

Pubblicato: 
Venerdì, 12 Settembre, 2014

Monster University Tour

Cosa c'entra il Social media Marketing con la ricerca del lavoro?

Il passaggio da laureando a neolaureato è l'"incubo" di quasi tutti gli studenti universitari prossimi ormai a lasciare il mondo dello studio e proiettati verso quello del lavoro, che per molti ha ancora tratti decisamente nebulosi. Come muoversi in quella che può sembrare una giungla di domande andate a vuoto, tentativi falliti, riposte negative o mai ricevute?
L'obiettivo del Monster University Tour è quello di rispondere in parte a questa domanda. Il progetto nasce dall'incontro fra il mondo universitario e Monster, permette agli studenti di parlare direttamente con figure professionali che operano nel settore delle RU e del recruting.
Ho partecipato all’incontro rivolto agli studenti dell'Università di Pavia con Alessandra Lupinacci, rappresentante di Monster ed esperta di web marketing. Ma che cosa può avere in comune il marketing con la ricerca del lavoro?
L’incontro ha dimostrato che questo connubio è ormai imprescindibile, soprattutto per noi giovani, cresciuti nell’era di internet e dei Social network. Proprio da queste basi nasce l’intero progetto del monster University Tour, che focalizza l’attenzione su tre punti fondamentali: OTTIMIZZAZIONE DEL CV, PERSONAL BRANDING, REPUTAZIONE ONLINE.

  • Il cv rappresenta il nostro biglietto da visita, il modo in cui cerchiamo di esporre in maniera sintetica tutto quello che siamo, ed è quindi nel nostro interesse renderlo il più appetibile possibile agli occhi di un’azienda. Un cv ben strutturato da solo non garantisce un'assunzione ma può certamente spingere un selezionatore ad alzare la cornetta e a contattarci. Questo discorso vale soprattutto se si considerano, quali interlocutori del candidato, grandi società o agenzie di recruting, dove il selezionatore può dedicare al massimo 30 secondi a ciascun curriculum. Ci giochiamo tutto in quei trenta secondi di pre - selzione! Come rendere quindi il nostro cv il "più appetibile possibile"? Quali sono le regole del "curriculm vitae perfetto"? Ecco una prima regola: non esiste il "cv perfetto"! Ci sono certamente alcune regole fondamentali, che servono per creare un cv formalmente corretto (indicazione dei contatti, sezioni di istruzione ed esperienze lavorative, indicazioni sul trattamento dati ecc.; per una trattazione più approfondita rimando alla sezione CURRICULUM del sito di ValtellinaLavoro e che certamente alla platea riunita per l'incontro (me compresa) sono risultate molto utili e interessanti. Secondo la relatrice, l'elemento che può fare la differenza è uno, solo: la personalizzazione del CV! Questa può andare dall'inserimento di un piccolo summery o personal statement (sul modello dei cv anglofoni), all'interno del quale si possono indicare gli ambiti di interesse, fino alla lettera di presentazione vera e propria (intestata e di accompagnamento al CV).
  • Stendere un Curriculum Vitae "non banale" rientra all'interno della campagna marketing di sè stessi, che in gergo si definisce PERSONAL BRANDING. Termine da società consumistica, che riflette una dura realtà: noi siamo prodotti di mercato e in quanto tali dobbiamo "venderci" (meglio proporci) nel modo più convincente possibile. A questo scopo, noi figli della generazione di Internet, abbiamo numerosi e nuovi canali, che possono essere sfruttati a finalità lavorative: i social network. Nati con finalità di intrattenimento e socializzazione, i social hanno visto un notevole sviluppo anche in ambito professionale. LikedIn è per eccellenza il social "professionale", ma anche altri canali sono stati creati per promuovere il proprio profilo lavorativo online, persino all'interno della piattaforma di Monster. Inaspettatamente anche Facebook potrebbe diventare un'arma importante, anche se a doppio taglio, nel nostro percorso di ricerca. Un profilo curato dal punto di vista della privacy (attenzione su quello che mostriamo e a chi), che permetta di vedere gli aspetti migliori (in termini lavorativi si intende) è certamente un elemento in più che può far pendere l'ago della bilancia a nostro favore (anche in questo caso, per un discorso più approfondito rimando al sito di VL).
  • Ecco finalmente chiarito il concetto di reputation online: è la traccia visibile che di noi lasciamo sul web, rappresenta tutte le informazioni che su internet possono essere reperite riguardo alla nostra persona. In generale, ma soprattutto quando si è alla ricerca di un posto di lavoro, fare una buona impressione, anche dal profilo di un social network, potrebbe essere determinante. In un'epoca in cui il concetto di privacy ci è forse un po' sfuggito di mano, mi è sembrato interessante parlare di quei canali che, per loro stessa natura, tendono a rivelare tutto di noi e che possono essere reimpiegati per finalità meno "ludiche".

Spunti di riflessioni, consigli, esemplificazioni pratiche... un incontro decisamente "formativo". In quanto NEOlaureata e NEOfita del mondo delle risorse umane, ho avuto, quindi, la possibilità di confrontarmi con una realtà molto grande, quella del recruting online di Monster, e verificare la validità e la professionalità di una realtà, certamente più piccola ma sicuramente all'avanguardia, come quella di ValtellinaLavoro, che mi sta formando in questo settore.

Chiara Casello

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Martedì, 17 Dicembre, 2013

Autotorino: «Ma quale crisi dell’auto. Io vendo più di prima»

I record di Plinio Vanini, concessionario (di undici marchi) in provincia di Lecco. «Il segreto? Tanta attenzione al cliente»

Plinio il giovane (il vecchio è suo nonno) vende quasi mille auto al mese. L’appuntamento è nel salone Mercedes di Olginate, provincia di Lecco, un lunedì mattina. Le cime delle Prealpi lombarde sono innevate, il sole è tiepido, due venditori sono presi con altrettanti clienti. Musica di sottofondo. Va tutto bene, va tutto come dovrebbe andare. Infatti sembra la scena di un sogno, perché la realtà è l’incubo di una frana in movimento da 43 mesi: immatricolazioni italiane giù del 4,5 per cento anche in novembre; concessionarie che chiudono (erano 6.130 nel 2002, sono 5.011 quest’anno, si stima che saranno 4.300 nel 2017: fonte Quintegia). Ma Plinio Vanini va in direzione ostinata e contraria: il suo gruppo, Autotorino, distribuisce 11 marchi in altrettante sedi dislocate in sei provincie nel nord, tra la Lombardia e l’Emilia Romagna; ha 250 dipendenti; nel 2012 ha fatturato 149 milioni di euro (vendendo 10.300 vetture, 5.530 nuove e 4.950 usate); completerà il 2013 superando quota 11mila. Anno record.

Come fa?
«Tenendo sotto stretto controllo, in tempo reale, la situazione di tutto il gruppo».

In pratica?
«Abbiamo un unico back office per tutto il gruppo, in Valtellina: le concessionarie non fanno conti né producono carta. Sono tutte concentrate sul cliente. Ogni mattina sappiamo quello che bisogna sapere: i contratti del nuovo, le proiezioni dell’usato ritirato, i ricondizionamenti previsti e quelli effettivi. I punti chiave dell’azienda. È un controllo condiviso dal management: chiunque, dovunque si trovi, entra nel sistema e vede margini, perdite, sforamenti…».

Un software di gestione.
«Un sistema di business intelligence che ci dice in tempo reale quanti contratti stiamo facendo, dove li stiamo facendo, chi li sta facendo. Partendo dal macro-dato arriviamo alla persona, consentendoci di fare formazione mirata sui punti di debolezza di quel venditore o di quell’accettatore. È la nostra forza. Dietro ci sono trent’anni di costruzione, consolidamento e innovazione. Lo scopo è adattarsi rapidamente ai cambiamenti, provare a vivere la contemporaneità, far crescere le persone. Quest’anno abbiamo investito 400 mila euro in formazione».

È cambiato il modo di vedere?
«Sì, radicalmente. Dal venditore-imbonitore siamo passati al professionista in grado di fornire soluzioni di mobilità a un cliente, sempre più informato e preparato, che sceglie il concessionario in base al rapporto prezzo/servizio».

Il prezzo, da solo, non basta?
«Vendere solo per il prezzo è una scelta che porta alla chiusura. Quando il cliente acquista un’auto comincia una relazione: da quel punto in avanti dobbiamo risolvere i suoi problemi. Se resta a piedi: auto sostitutiva, recupero, assistenza telefonica… Cose che possono sembrare banali, ma per farle bene occorre conoscere bene le persone, seguirle lungo tutto il percorso. Il cliente ha un nome, un cognome e un indirizzo, non è un numero di pratica. Risultato: il 97 per cento dei clienti tornerebbe da noi o ci consiglierebbe a un amico. È uno di quei dati che monitoriamo».

Lei è valtellinese. Il quartier generale del gruppo è in Valtellina. Da dove viene il nome Autotorino?
«Da un campo di grano a Morbegno, dove mio padre dal 1965 depositava le auto comprate ai dipendenti Fiat di Torino. Settanta, ottanta veicoli l’anno, una dipendente contabile, i debiti che superavano il patrimonio... Nell’85 mio padre muore, io ho 21 anni e lascio gli studi di veterinaria. Comincio con qualche fuoristrada d’importazione, finché nel ’98 acquisisco il primo marchio, Mitsubishi, e costruisco la prima sede, a Cosio Valtellino. Poi sono venuti Jeep, Hyundai, Kia, SsangYong, Mercedes, Smart, Nissan, Subaru, infine Mini e Bmw».

Ed è venuta l’azienda agrituristica La Fiorida, sempre in Valtellina.
«È l’altro grande progetto della mia vita. Ho cominciato giocando con un paio di vacche di razza bruna. Oggi alla Fiorida (seguita da mia moglie Simonetta) ci sono 500 capi di bestiame, 80 dipendenti, il caseificio, il macello, lo spaccio, il ristorante (una stella Michelin quest’anno, ndr), il centro benessere, i percorsi didattici... Filiera cortissima: dalla terra al consumatore in pochi metri. In fondo io sono un allevatore. Ogni giorno alle 5,30 vado nella stalla. Mi occupo della salute degli animali, fecondazioni, diagnosi di gravidanza, podologia».

Lei corre sempre.
«Corro per davvero, anche a piedi: l’ultima maratona è la Valtellina Wine Trail: 42 chilometri fra cantine e vigne delle mie parti. Bellissimo. Correre è un modo per riflettere e scaricare le tensioni, ma è anche una scuola di vita: se fai gare di durata impari a tener duro quando serve».

Torniamo all’auto: che cosa pensa della vendita online? Avrà un futuro?
«Direi che ha già un presente: oggi il 35 per cento delle nostre vendite deriva da contatti internet. Stiamo facendo enormi investimenti in questa direzione. A giorni saremo operativi con l’acquisto diretto: il cliente farà tutto online, sceglierà il modello, farà la valutazione dell’usato e il finanziamento, sceglierà se venire a ritirare l’auto o riceverla a casa. Nel medio periodo questo mondo sarà dominante, l’80 per cento del business. È una sfida nuova e va accettata. Fermo restando che la concessionaria continuerà a essere un luogo di incontro».

Quando ci sarà la ripresa per l’auto, in Italia?
«Cinque, sei anni. Per quello che valgono le previsioni... Ma parlo di un mercato da 1,5/1,6 milioni di auto l’anno: scordiamoci le cifre ottenute con provvedimenti non strutturali, tipo la rottamazione. Che ha fatto solo dei danni».

Solo danni?
«Eccome: vista nel medio periodo, solo danni. Perché molte aziende hanno dovuto strutturarsi su volumi importanti, che poi sono venuti a mancare. Senza contare che i prezzi erano tali che difficilmente venivano remunerate le spese per la consegna dell’auto. Un mercato che vuole cresce re in questo modo fa del male a se stesso».

L’idea nel cassetto?
«Laurearmi in veterinaria, come ha fatto Viola, la maggiore dei miei tre figli (Mattia fa economia e Riccardo è in quinta elementare). M’interessa il sapere, non il pezzo di carta. Prima o poi ce la farò».

Roberto Iasoni Corriere della Sera 09 dicembre 2013
http://motori.corriere.it/attualita/13_dicembre_09/ma-quale-crisi-dell-a...

Plinio Vanini
Plinio Vanini al Wine Trail Valtellina 24-11-2013

Galbusera compra le Tre Marie

Cosio Valtellino, la storica azienda si allarga. Il marchio milanese sarà sostenuto da un ambizioso programma di rilancio dell'attività ricorrenze. Il sindacalista Boscacci: "Operazione in controtendenza"

Importante operazione di investimento per l’industria valtellinese.Galbusera spa ha acquisito ufficialmente dalla società Sammontana spa il 100% della società milanese Tre Marie ricorrenze srl.
«Si tratta – hanno annunciato ai dipendenti i dirigenti Galbusera in una nota ufficiale – di una operazione di mercato lunga e articolata il cui inizio ufficiale e operativo sarà dal 1 gennaio 2014. Il perimento dell’operazione riguarda tutti i “prodotti da ricorrenza” quali panettoni, colombe, pandoro, oltre all’acquisto del marchio per nuove categorie merceologiche quali i biscotti, pasticceria industriale, torte pronte e altro. E’, invece escluso il settore della croissanterie surgelata venduta oggi a marchio Tre Marie, che rimarrà a Sammontana».
«Tre Marie – è sempre stato comunicato ai dipendenti – è una marca storica simbolo della tradizione dolciaria milanese. Alla fine del 19° secolo si affermò a Milano per la qualità dei suoi dolci e per il panettone la cui ricetta è stata tramandata nel tempo quasi immutata. Con questa acquisizione Galbusera si rafforza facendo un concreto passo avanti nella diversificazione del proprio portafoglio prodotti, nella penetrazione dei mercati esteri e nella distribuzione sui canali tradizionali. Anche la società Tre Marie e il suo prestigioso marchio beneficeranno della produzione di Galbusera che svilupperà con la propria competenza e tecnologia prodotti totalmente nuovi e di alta gamma.
Il marchio Tre Marie sarà, inoltre, sostenuto da un ambizioso programma di rilancio dell’attività ricorrenze con investimenti promozionali e pubblicitari che saranno pianificati già nel corso del 2014. L’azienda crede alla coerenza e alla bontà di questo progetto che valorizza le reciproche forze organizzative, tecnologiche e di marketing». Immediati i commenti dei sindacati sondriesi: «Una operazione – ha affermato Vittorio Boscacci, Flai Cgil – che rafforza la Galbusera sui mercati esteri, e che aumenta la quota di mercato della azienda di Cosio sul settore panettoni. Agevolando nuove politiche di posizionamento del prodotto di alta gamma della casa madre. Una operazione positiva in un quadro provinciale che vede il settore alimentare soffrire per una crisi che Galbusera affronta in controtendenza». «Sono contenta che una azienda di queste dimensioni abbia fatto una scelta lungimirante in un momento peraltro congiunturale – il commento di Danila Barri, Fai Cisl – il mondo del lavoro è in una fase di cambiamento, e aprirsi ai nuovi mercati, all’estero, su prodotti mirati, è una strategia efficace».

Danilo Rocca - Il Giorno 5 dicembre 2013
http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/2013/12/05/992188-galbusera-acqui...

Ghelfi – una storia di uomini e di montagne

Questa è una STORIA, una storia di uomini e di montagne. Questa è la storia di un’azienda VALTELLINESE che produce e commercializza imballaggi di cartone ondulato. Mi piace sottolineare l’aggettivo valtellinese perché il territorio ha profondamente forgiato il nostro modo di essere e di fare azienda.

La montagna è un terreno impervio, pieno di insidie e pericoli, dove le condizioni ambientali cambiano rapidamente e le persone, per necessità, imparano a sviluppare una forte capacità di adattamento. La montagna è faticose salite e insidiose discese. Chi vive in montagna sa che la montagna non regala niente, che la sua cima te la devi meritare e conquistare con sacrificio, onestà, rispetto e lealtà. Chi vive in montagna sa che non è saggio salire le cime in solitaria.

Questo modo di vivere il territorio si permea nella nostra cultura aziendale: siamo abituati a camminare in salita, siamo abituati a raggiungere faticosamente la cima per guardare l’orizzonte,
siamo abituati a riconoscere i pericoli delle discese e ad affrontarli con rispetto, ma senza timore.

Noi non siamo solo un’azienda valtellinese, ma anche e soprattutto un’azienda familiare. Giuseppe ed Elsa Ghelfi, i genitori dell’attuale proprietà e nonni della futura, dedicarono la loro vita a trasmettere ai loro figli i valori fondanti e il senso della nostra organizzazione.
Un’azienda ha senso se diventa una storia, se da una storia di un uomo diventa la storia di tanti uomini e delle loro famiglie; una storia aziendale ha un senso se e solo se genera continuamente benessere a favore delle sue persone ma anche del territorio e della società in generale.
Giuseppe ed Elsa non si sono limitati a dirci cosa, ma ci hanno anche suggerito come: per realizzare tutto ciò in maniera sostenibile nel tempo l’azienda deve imparare a salire le montagne per conoscere cosa c’è oltre; deve sviluppare capacità di adattamento ad un mondo che cambierà sempre più velocemente ed in modo sempre più incomprensibile; deve imparare a considerare l’innovazione non una scelta, ma l’unica scelta possibile.

Vediamo come l’attuale proprietà ha dato concretezza a questa idea di azienda e come ha scritto il primo capitolo della nostra storia che oggi è considerato da molti un “case history”, qualsiasi cosa voglia dire questo termine.
Quando tutto ebbe inizio le scatole rappresentavano per gli utilizzatori degli imballaggi secondari, ovvero svolgevano come unica funzione quella di proteggere il prodotto durante il trasporto. L’idea fu molto semplice e partiva da due considerazioni:

1. La prima banale: perché noi che viviamo in un territorio così affascinante facciamo scatole così brutte?
2. La seconda più pragmatica: noi siamo geograficamente molto lontani dai nostri clienti e se vogliamo continuare a svolgere questa attività in Valtellina dobbiamo essere diversi, dobbiamo offrire al mercato qualcosa che oggi non può avere.

In sintesi l’idea era replicare il modello di successo applicato nel mondo del fashion ad un prodotto come le scatole di cartone.
All’inizio l’innovazione fu a livello di processo: il problema principale da risolvere era come migliorare i processi disponibili per riuscire ad effettuare delle stampe di alta qualità in modo da rendere i nostri prodotti visivamente attraenti. Il contesto in cui operavamo era abbastanza semplice, le macchine da stampa erano per lo più oggetti meccanici dotati di meccanismi elementari. Cosa serviva all’azienda per migliorare il proprio processo? Un imprenditore coraggioso in grado di indirizzare e sostenere il lavoro di un valido ingegnere.

Per darvi un’idea di quel modo di fare innovazione vi racconto un breve aneddoto: una delle prime sfide che affrontammo, una delle prime montagne che scalammo, fu riuscire a stampare su carta lucida e non opaca. L’inchiostro a contatto con queste carte scarsamente assorbenti rimaneva in superficie senza essiccare e il risultato era una stampa macchiata. Una delle prime soluzioni sperimentate fu comprare una decina di asciugacapelli ed inserirli all’interno della macchina. L’idea non fu chiaramente industrializzabile, ma dimostrò che, con un’opportuna apparecchiatura, stampare su carte lucide con il nostro processo non era più una chimera. Fu come attrezzare il campo base. La cima era ancora lontana ma anche un po’ più vicina.

La ricetta “imprenditore più ingegnere” di per sé molto semplice, funzionò per molti anni e alimentò la crescita dell’azienda.
Negli anni successivi le macchine conobbero un’evoluzione molto veloce e si complicarono notevolmente grazie all’uso sempre più prepotente dell’elettronica. Il know how necessario per modificarle non era più a nostra disposizione, ma era proprietà esclusiva del costruttore di macchine e quindi a disposizioni di chiunque avesse i capitali per acquistarle.
Contemporaneamente una sempre più crescente richiesta dal mercato di stampe ad alta qualità trasformò la nostra nicchia sconosciuta in un mercato vero e proprio attirando l’ingresso di un numero di competitor sempre più grande e trasformando il nostro tranquillo oceano blu in un oceano rosso pieno di squali più grandi e forti di noi.
La nostra ricetta “imprenditore coraggioso più ingegnere” non funzionava più così bene.
Come sempre accade nei momenti di grande cambiamento ci sono molte minacce, ma anche grandi opportunità. In quel periodo si registrò l’ingresso nel mercato alimentare della grande distribuzione organizzata che modificò radicalmente le modalità e i canali di vendita e di conseguenza anche il modo di utilizzo delle scatole.
La proprietà riconobbe in anticipo tale cambiamento e cominciò a cavalcarlo intuendo che alle scatole sarebbero stati richieste un sempre più elevato numero di funzionalità é che il loro utilizzo non sarebbe più terminato nei retro bottega ma avrebbe accompagnato il prodotto sino sullo scaffale e in molto casi sino a casa del cliente finale.
Venne così creato, dal nulla, un vero è proprio team composto da giovani laureati provenienti da diverse discipline; dall’ingegneria aeronautica, all’architettura sino al design con lo scopo di innovare il prodotto arricchendolo di funzionalità.
Con questa nuova ricetta “imprenditore coraggioso più team multifunzionale” siamo arrivati sino ai giorni nostri. Mi piace osservare come in questo nostro percorso evolutivo il processo di innovazione abbia richiesto un numero di persone sempre più elevato e con competenze sempre più variegate.
I più brillanti risultati di questa attività sono oggi rappresentati da due nostri brevetti chiamati: esa5 e geasy 3

Ing. Fabio Esposito – Ghelfi Ondulati

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