Notizie sul mondo del lavoro locale e non

Ghelfi – una storia di uomini e di montagne

Questa è una STORIA, una storia di uomini e di montagne. Questa è la storia di un’azienda VALTELLINESE che produce e commercializza imballaggi di cartone ondulato. Mi piace sottolineare l’aggettivo valtellinese perché il territorio ha profondamente forgiato il nostro modo di essere e di fare azienda.

La montagna è un terreno impervio, pieno di insidie e pericoli, dove le condizioni ambientali cambiano rapidamente e le persone, per necessità, imparano a sviluppare una forte capacità di adattamento. La montagna è faticose salite e insidiose discese. Chi vive in montagna sa che la montagna non regala niente, che la sua cima te la devi meritare e conquistare con sacrificio, onestà, rispetto e lealtà. Chi vive in montagna sa che non è saggio salire le cime in solitaria.

Questo modo di vivere il territorio si permea nella nostra cultura aziendale: siamo abituati a camminare in salita, siamo abituati a raggiungere faticosamente la cima per guardare l’orizzonte,
siamo abituati a riconoscere i pericoli delle discese e ad affrontarli con rispetto, ma senza timore.

Noi non siamo solo un’azienda valtellinese, ma anche e soprattutto un’azienda familiare. Giuseppe ed Elsa Ghelfi, i genitori dell’attuale proprietà e nonni della futura, dedicarono la loro vita a trasmettere ai loro figli i valori fondanti e il senso della nostra organizzazione.
Un’azienda ha senso se diventa una storia, se da una storia di un uomo diventa la storia di tanti uomini e delle loro famiglie; una storia aziendale ha un senso se e solo se genera continuamente benessere a favore delle sue persone ma anche del territorio e della società in generale.
Giuseppe ed Elsa non si sono limitati a dirci cosa, ma ci hanno anche suggerito come: per realizzare tutto ciò in maniera sostenibile nel tempo l’azienda deve imparare a salire le montagne per conoscere cosa c’è oltre; deve sviluppare capacità di adattamento ad un mondo che cambierà sempre più velocemente ed in modo sempre più incomprensibile; deve imparare a considerare l’innovazione non una scelta, ma l’unica scelta possibile.

Vediamo come l’attuale proprietà ha dato concretezza a questa idea di azienda e come ha scritto il primo capitolo della nostra storia che oggi è considerato da molti un “case history”, qualsiasi cosa voglia dire questo termine.
Quando tutto ebbe inizio le scatole rappresentavano per gli utilizzatori degli imballaggi secondari, ovvero svolgevano come unica funzione quella di proteggere il prodotto durante il trasporto. L’idea fu molto semplice e partiva da due considerazioni:

1. La prima banale: perché noi che viviamo in un territorio così affascinante facciamo scatole così brutte?
2. La seconda più pragmatica: noi siamo geograficamente molto lontani dai nostri clienti e se vogliamo continuare a svolgere questa attività in Valtellina dobbiamo essere diversi, dobbiamo offrire al mercato qualcosa che oggi non può avere.

In sintesi l’idea era replicare il modello di successo applicato nel mondo del fashion ad un prodotto come le scatole di cartone.
All’inizio l’innovazione fu a livello di processo: il problema principale da risolvere era come migliorare i processi disponibili per riuscire ad effettuare delle stampe di alta qualità in modo da rendere i nostri prodotti visivamente attraenti. Il contesto in cui operavamo era abbastanza semplice, le macchine da stampa erano per lo più oggetti meccanici dotati di meccanismi elementari. Cosa serviva all’azienda per migliorare il proprio processo? Un imprenditore coraggioso in grado di indirizzare e sostenere il lavoro di un valido ingegnere.

Per darvi un’idea di quel modo di fare innovazione vi racconto un breve aneddoto: una delle prime sfide che affrontammo, una delle prime montagne che scalammo, fu riuscire a stampare su carta lucida e non opaca. L’inchiostro a contatto con queste carte scarsamente assorbenti rimaneva in superficie senza essiccare e il risultato era una stampa macchiata. Una delle prime soluzioni sperimentate fu comprare una decina di asciugacapelli ed inserirli all’interno della macchina. L’idea non fu chiaramente industrializzabile, ma dimostrò che, con un’opportuna apparecchiatura, stampare su carte lucide con il nostro processo non era più una chimera. Fu come attrezzare il campo base. La cima era ancora lontana ma anche un po’ più vicina.

La ricetta “imprenditore più ingegnere” di per sé molto semplice, funzionò per molti anni e alimentò la crescita dell’azienda.
Negli anni successivi le macchine conobbero un’evoluzione molto veloce e si complicarono notevolmente grazie all’uso sempre più prepotente dell’elettronica. Il know how necessario per modificarle non era più a nostra disposizione, ma era proprietà esclusiva del costruttore di macchine e quindi a disposizioni di chiunque avesse i capitali per acquistarle.
Contemporaneamente una sempre più crescente richiesta dal mercato di stampe ad alta qualità trasformò la nostra nicchia sconosciuta in un mercato vero e proprio attirando l’ingresso di un numero di competitor sempre più grande e trasformando il nostro tranquillo oceano blu in un oceano rosso pieno di squali più grandi e forti di noi.
La nostra ricetta “imprenditore coraggioso più ingegnere” non funzionava più così bene.
Come sempre accade nei momenti di grande cambiamento ci sono molte minacce, ma anche grandi opportunità. In quel periodo si registrò l’ingresso nel mercato alimentare della grande distribuzione organizzata che modificò radicalmente le modalità e i canali di vendita e di conseguenza anche il modo di utilizzo delle scatole.
La proprietà riconobbe in anticipo tale cambiamento e cominciò a cavalcarlo intuendo che alle scatole sarebbero stati richieste un sempre più elevato numero di funzionalità é che il loro utilizzo non sarebbe più terminato nei retro bottega ma avrebbe accompagnato il prodotto sino sullo scaffale e in molto casi sino a casa del cliente finale.
Venne così creato, dal nulla, un vero è proprio team composto da giovani laureati provenienti da diverse discipline; dall’ingegneria aeronautica, all’architettura sino al design con lo scopo di innovare il prodotto arricchendolo di funzionalità.
Con questa nuova ricetta “imprenditore coraggioso più team multifunzionale” siamo arrivati sino ai giorni nostri. Mi piace osservare come in questo nostro percorso evolutivo il processo di innovazione abbia richiesto un numero di persone sempre più elevato e con competenze sempre più variegate.
I più brillanti risultati di questa attività sono oggi rappresentati da due nostri brevetti chiamati: esa5 e geasy 3

Ing. Fabio Esposito – Ghelfi Ondulati

4/11/2013 I Giovani Imprenditori visitano la FIC di Mese

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Sondrio ha organizzato una visita aziendale presso il sito produttivo FIC SpA di Mese.
La visita ha visto la partecipazione di una nutrita delegazione di Giovani Imprenditori, guidata dalla Presidente Elisa Lisignoli.
“FIC è un’azienda, attiva da oltre 60 anni, che opera nel comparto della refrigerazione industriale e degli scambiatori di calore. FIC si contraddistingue per eccellenza produttiva ed elevato livello tecnologico, virtù che ne hanno consentito l’affermazione sui mercati internazionali. Infatti, esporta quasi due terzi della propria produzione ed è presente con la propria rete distributiva in tutti i continenti”, dichiara Lisignoli.
“Quella della FIC è la storia di un’impresa di famiglia, fondata nel 1951 dai tre fratelli De Peverelli. Oggi sono presenti ed attive in azienda anche la terza e la quarta generazione, ad ulteriore testimonianza della validità di un modello imprenditoriale tipicamente italiano, dove si tramandano la cultura del lavoro, dell’innovazione e della creazione di valore. Una storia di successo, un motivo di orgoglio per il territorio”, prosegue Lisignoli.
“Le visite alle aziende hanno il grande valore di farci conoscere da vicino le eccellenze produttive che arricchiscono il nostro territorio, imprese frutto di cultura del lavoro, spirito imprenditoriale e vocazione alla qualità ed al miglioramento continuo Visitare le aziende di Valtellina e Valchiavenna è per noi Giovani Imprenditori un momento formativo e di crescita professionale.”, conclude Lisignoli.
 
Fonte: Comunicato stampa Confindustria Sondrio

All'interno dei reparti produttivi
Foto di gruppo

7/03/2013 Salone dell’Orientamento

7 e 8 marzo a Morbegno – Polo fieristico – si è tenuto il Salone dell’Orientamento.

Tante informazioni sul mercato di lavoro (presenti molti operatori del settore), sulle università (tanti atenei organizzano anche dei workshop) e sulle singole professioni.

I lnostro workshop "CV e colloquio" del 7/3 alle ore 10 e alle ore 12 (durata 1 ora, ripetuto in due orari diversi).

Abbiamo partecipato anche ad un incontro al pomeriggio - pensato per i genitori ma aperto a tutti - ore 14, sempre polo fieristico.
 

Grazie per aver partecipato in tantissimi!

Ecco la “foto ricordo”

21/01/2011 VL - Una «patente» per i selezionatori

Certificati i professionisti di VL.
Una certificazione europea ai professionisti che si occupano di recruiting. E' quanto oggi si impegna a conferire Assores, l'Associazione italiana delle società di ricerca, selezione e consulenza direzionale per le risorse umane.
Tra gli obiettivi dell'associazione c'è, infatti, anche quello di fornire garanzie di professionalità alle aziende che si rivolgono alle diverse società di selezione, ed è proprio con questo intento che nasce la certificazione europea assegnata da una commissione permanente di valutazione. «La delimitazione di parametri etici e professionali per quanti operano nel recruiting - sostiene il presidente di Assores, Gilberto Marchi -, deriva dall'esigenza di creare una barriera contro chi opera senza i requisiti necessari per svolgere una professione assai delicata, che ha come oggetto le persone e il loro lavoro».
Il recruiting, ovvero la ricerca e la selezione del personale effettuata tramite consulenti che rispondono a precisi requisiti professionali, è un settore in continuo perfezionamento, in corrispondenza ai mutamenti che investono il mercato del lavoro.
Il riconoscimento Assores Cerc si inserisce nel progetto avviato da Ecssa (European confederation of search & selection associations), con lo specifico intento di armonizzare a livello europeo le attività professionali in funzione del processo di allineamento dell'internazionalizzazione dell'economia. «Lo studio e la ricerca dei requisiti necessari per assegnare il bollino di certificazione a chi fa attività di recruiter è un'esigenza che si è concretizzata due anni fa con l'avvio della certificazione europea - afferma Marchi -.
Si tratta di un processo uguale per tutti i paesi facenti parte dell'Ecssa e richiede la presenza di caratteristiche imprescindibili per poter ottenere la certificazione».
Tali caratteristiche sono state illustrate in sede di assegnazione dei riconoscimenti, a novembre, e riguardano la formazione e l'esperienza professionale del soggetto: almeno tre o cinque anni di attività (in base al possesso o meno di una laurea) e il fatto di svolgere l'attività in via esclusiva, ovvero un minimo di 1.200 ore l'anno dedicate all'attività specifica di R&S.
Oltre a questo il consulente certificato deve possedere il requisito dell'indipendenza, quindi essere impiegato o consulente a partita iva che opera full time in una società di R&S regolarmente autorizzata dal ministero del Lavoro e, infine, deve possedere il requisito dell'etica, accettando senza condizioni i codici di Assores ed Ecssa. «Il consulente certificato continua Marchi -, deve essere in grado di gestire tutto il processo di selezione del personale dal primo contatto con il cliente che richiede la sua consulenza, fino alla presentazione della rosa finale dei candidati».
L'Italia è stato il primo paese, tra quanti in Europa sono associati all'Assores (Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna e Lussemburgo) ad avere già assegnato la certificazione europea.
A novembre dello scorso anno sono stati ben 94 i professionisti che l'hanno ottenuta. «In un certo senso siamo i pionieri del settore - afferma Marchi -. Gli altri paesi che vantano associazioni legate a Ecssa, hanno iniziato le prime fasi del percorso e dovrebbero concluderle entro la Primavera di quest'anno».
Altra caratteristica della certificazione è la sua durata temporanea, infatti, è valida per cinque anni a partire dall'assegnazione. «La certificazione temporanea è necessaria perché il nostro lavoro va incontro a innovazioni continue.
Questo fa sì che il recruiter debba tenersi in aggiornamento costante sui metodi di selezione e sia soggetto a verifiche periodiche del proprio operato».
Inoltre la peculiarità di questa certificazione sta nel suo carattere personale: viene assegnata al professionista, non all'azienda presso cui lavora, e il professionista è libero di passare a un'altra società.
Sempre a proposito di innovazione, Assores ha di recente creato e promosso il primo Master italiano sull'Outplacement: il supporto alla Ricollocazione Professionale. «Il Master partirà a marzo di quest'anno - comunica Marchi -, si tratterà di un percorso formativo professionalizzante, per Senior Consultant».

(Fonte: IlSole24Ore, 19/1/2011, Raffaela Ulgheri, http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-01-19/patente-selezionatori...)

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