Il talento non si trattiene: si accompagna
L’errore più comune è pensare alla retention come a un’azione difensiva: trattenere, legare, impedire che qualcuno se ne vada. In realtà, il talento non si “blocca”. Resta solo se percepisce coerenza, ascolto e possibilità di evoluzione in linea con le proprie motivazioni… del momento, vuol dire di questa fase della vita.
“Quando cerchi di trattenere una persona, la cosa più complicata è capire la differenza tra difficile, impossibile e inutile.” Fabrizio Caramagna
Come suggerisce la citazione scelta per questo mese, non sempre vale la pena insistere. Alcune uscite sono inevitabili, altre persino salutari. Pensiamo ai quiet quitter, collaboratori che hanno tirato i remi in barca e, ormai demotivati, fanno il minimo indispensabile. Secondo Gallup, tra il 22% e il 24% dei lavoratori italiani rientra in questa categoria.
Tante uscite, però, dispiacciono all’azienda e potrebbero essere evitate se l’organizzazione – il diretto manager assieme ai colleghi delle Risorse Umane – fosse in grado di distinguere per tempo tra un disagio temporaneo, una mancanza di prospettiva e un disallineamento ormai irreversibile e in possesso degli strumenti giusti per reagire.
Il valore di un dialogo costante, trasparente e strutturato
Uno dei fattori più determinanti per fidelizzare le persone è la qualità delle relazioni in azienda. Non si tratta solo di clima organizzativo, ma di un rapporto costante, aperto e trasparente, in cui il dipendente si sente libero di esprimersi.
Questo dialogo di qualità consente di intercettare segnali deboli, correggere la rotta e rinegoziare aspettative prima che sia troppo tardi. Per questo consigliamo fortemente il colloquio di feedback strutturato, rigorosamente bidirezionale. Se svolto con regolarità, diventa un potente alleato delle politiche di retention: aiuta le persone a sentirsi viste, riconosciute e guidate, e consente all’azienda di mappare motivazioni, ambizioni e potenzialità che spesso non emergono nella quotidianità operativa.
Welfare e wellbeing: la base, non la soluzione
Welfare e wellbeing aziendale sono oggi elementi imprescindibili. Non parliamo solo di piattaforme, ma di flessibilità, attenzione al benessere, equilibrio vita-lavoro, azioni di salva tempo e iniziative simili, che sono ormai prerequisiti e non più fattori distintivi.
Dal punto di vista di chi opera nella ricerca, selezione e consulenza HR, è sempre più chiaro che questi aspetti non possono essere lasciati al caso o alla capacità negoziativa del singolo dipendente. Richiedono metodo, strumenti, competenze relazionali da parte dell’azienda e una visione di medio-lungo periodo.
Quando il supporto esterno porta valore aggiunto
Spesso riscontriamo da parte delle aziende una reale volontà per affrontare in modo strutturato temi complessi come il feedback, la motivazione o lo sviluppo delle persone, ma mancano gli strumenti, le competenze o semplicemente il tempo necessario. Rimane un progetto ipotetico che finisce nel cassetto del “faremo più avanti”.
In queste situazioni, il supporto esterno non rappresenta una delega, ma una scelta strategica: uno spazio per “fare il punto”, confrontarsi con il mercato reale e misurare la distanza tra ciò che l’azienda pensa di offrire e ciò che le persone – che si muovono nel mercato reale – percepiscono. Il benchmark diventa così uno strumento per orientarsi, non per giudicarsi, ma bensì un punto di partenza.
Inoltre, il colloquio con un professionista esterno facilita spesso di far emergere la motivazione reale delle persone, quella che difficilmente viene espressa all’interno di relazioni gerarchiche. Parlare con chi non ha un potere diretto sulla carriera favorisce maggiore apertura, autenticità e profondità, offrendo informazioni preziose per comprendere cosa trattiene davvero – o allontana – i collaboratori.
Infine, l’utilizzo di assessment strutturati aiuta a superare le percezioni soggettive e a valutare con maggiore precisione competenze, attitudini e reale potenzialità di crescita. Un passaggio fondamentale per prendere decisioni più consapevoli, investire sulle persone giuste e costruire percorsi di sviluppo sostenibili … e credibili.
A volte basta fermarsi, fare chiarezza e ripartire con gli strumenti giusti. Per questo, quando serve, noi ci siamo!
Cosa possiamo fare per supportarti?
I professionisti di ValtellinaLavoro, certificati a livello europeo CERC (Certified Executive Recruitment Consultant), sono a disposizione per:
un HR Check-Up, quindi un confronto sul “da farsi”;
dei colloqui motivazionali con il tuo personale;
il testing del potenziale dei tuoi dipendenti – ValtellinaLavoro è centro test autorizzato per diversi strumenti di valutazione individuale e di gruppo;
la progettazione di soluzioni di welfare – siamo inseriti in un network di aziende specializzate nello specifico compito.
In questo senso, buon inizio anno … e a presto!