Ci impegniamo alla piena imparzialità senza praticare alcuna forma di discriminazione basata su età, etnia, nazionalità, opinioni politiche, orientamento religioso, sessuale o stato di salute del candidato.
” Il mondo del lavoro è in rapido cambiamento – rimanere aggiornati non è un optional ma indispensabile per ogni azienda.”
Benvenuto, benvenuta nell’area dedicata al nostro calendario 2026, curato con passione dai professionisti di di Valtellina Lavoro e Talents4Business.
Valtellina Lavoro, società specializzata nella ricerca e selezione del personale, opera da oltre due decenni al fianco delle imprese prevalentemente della Lombardia.
Insieme a Talents4Business, la nostra sezione di consulenza, mentoring e training in ambito Recruiting, presentiamo per il secondo anno un calendario articolato attorno al tema centrale delle Risorse Umane e delle dinamiche aziendali.
Ormai per il quarto anno, forniamo mese dopo mese, a partire da gennaio, dettagliati approfondimenti, sempre aggiornati, su temi specifici e di attualità. Iscriviti …il futuro del Recruiting inizia qui!
Ogni anno, tra giugno e luglio, migliaia di giovani neodiplomati e neolaureati si affacciano al mercato del lavoro. E puntualmente ricompare la stessa discussione: i giovani non vogliono più fare sacrifici, cambiano lavoro troppo facilmente, non riconoscono le gerarchie, cercano solo la work-life balance e non sono interessati al posto fisso.
Tutto vero. Ma forse stiamo osservando il fenomeno dalla prospettiva sbagliata. Perché la domanda non è se i giovani abbiano meno voglia di lavorare. La vera domanda è: come gestisco collaboratori che non percepiscono più il lavoro come il principale strumento per costruire il proprio futuro, per realizzarsi?
Per decenni il lavoro è stato molto più di una fonte di reddito. Era il centro del progetto di vita attraverso il quale si costruivano indipendenza economica, famiglia, relazioni sociali e identità personale. Oggi non è più così. Non perché i giovani abbiano meno ambizioni o progetti futuri, ma perché hanno smesso di credere che il lavoro, da solo, possa garantirne la realizzazione.
Board Meeting di ECSSA – European Confederation of Search & Selection Associations presso la LaSalle University in Barcelona.
Una recente ricerca Randstad evidenzia che l’85% dei giovani della Generazione Z considera obiettivi di carriera di lungo periodo quando valuta un cambiamento professionale. Tuttavia, il 37% pensa di lasciare il proprio datore di lavoro entro un anno e solo il 17% si immagina a lungo nella stessa organizzazione. Non è mancanza di progettualità. È una diversa ricerca di sicurezza. Le generazioni precedenti cercavano sicurezza nel lavoro mentre i giovani la cercano nelle proprie competenze. Investono nella loro occupabilità più che nel posto occupato, nella capacità di adattarsi più che nella stabilità di una singola organizzazione.
Prima di attribuire ai giovani una diversa scala di valori, dobbiamo considerare il contesto nel quale stanno entrando. Secondo il Barometro del Primo Impiego 2026 di LinkedIn, in Italia le assunzioni entry-level sono diminuite del 19% nell’ultimo anno. Allo stesso tempo, l’88% dei giovani dichiara di non sentirsi adeguatamente preparato ad affrontare il mercato del lavoro. Chi oggi ha 25 anni è cresciuto osservando crisi economiche, pandemia, inflazione, una guerra in Europa e trasformazioni tecnologiche. Deve scegliere tra migliaia di percorsi formativi per prepararsi a mercati del lavoro sempre più fluidi dove entrerà con contratti di pochi mesi e con stipendi che spesso non permettono l’indipendenza. Sa che “lavorare tanto” non garantisce più una mobilità sociale. Si confronta con un numero infinito di orientatori, testimonial, tutor e influencer online senza poter verificare la competenza reale del esperto social. In questo contesto, la fiducia nelle strutture tradizionali inevitabilmente diminuisce. Lo vediamo ogni giorno anche nei colloqui di orientamento.
La settimana scorsa uno studente universitario ci ha chiesto se fosse opportuno inserire la foto o la data di nascita nel CV. Il motivo? Online aveva trovato decine di risposte diverse e non sapeva più a chi credere. Non è facile orientarsi in un mondo in cui tutti sembrano avere la risposta giusta.
C’è poi un altro elemento che spesso viene sottovalutato. Molti giovani non aspettano più che sia l’azienda a formarli. Seguono corsi online, ottengono certificazioni, utilizzano strumenti di intelligenza artificiale (Randstad parla del 80% che si affida all’AI) per apprendere nuove competenze e costruiscono percorsi di crescita personali. Lo vediamo nei CV o nei profili Linkedin.
Non siamo di fronte a una generazione meno interessata al lavoro. Siamo di fronte a una generazione che considera l’apprendimento una responsabilità individuale e che sa di dover aggiornare continuamente le proprie competenze. Ma che è anche convinta che può apprendere competenze tramite molteplici canali e non necessariamente rimanendo nella stessa posizione per anni, magari anche senza grandi responsabilità (conosciamo tante aziende sono ancora convinti che prima di dare un minimo di autonomia bisogna essere affiancati per anni).
In fondo è esattamente ciò che per anni abbiamo chiesto ai lavoratori per anni: essere flessibili, adattabili e pronti al cambiamento. I giovani hanno imparato la lezione e la applicano anche alle proprie scelte professionali. “Se il lavoro può cambiare rapidamente, allora anch’io posso cambiare rapidamente lavoro.”
Non cambiano solo il lavoro, ma anche il paese. Ogni anno circa 60.000 giovani italiani tra i 18 e i 34 anni lasciano l’Italia. scelgono di trasferirsi all’estero. I dati Linkedin parlano chiaro: non cercano soltanto stipendi più alti ma percorsi di crescita credibili, opportunità professionali, qualità della vita e organizzazioni disposte a investire realmente sul loro sviluppo.
Cosa possono fare le aziende?
Non pensiamo che il problema reale sia trattenere i giovani a ogni costo ma restituire fiducia. Fiducia nella possibilità di costruire una carriera significativa in Italia e sul nostro territorio. Fiducia nell’esistenza di aziende capaci di investire sulle persone prima ancora che sulle competenze già possedute. Fiducia nel fatto che la tecnologia possa aumentare il valore del lavoro umano anziché sostituirlo.
Le aziende più lungimiranti saranno quelle che utilizzeranno l’intelligenza artificiale per aumentare il valore del lavoro umano, non per ridurre gli investimenti sulle persone o eliminare le opportunità di ingresso. Uno studio dell’Università di Stanford stima una riduzione del 16% delle opportunità per alcune attività entry-level. Ma se smettiamo di nel credere nei giovani e di formarli, chi saranno i professionisti esperti di domani?
Ogni manager, ogni tecnico specializzato, ogni imprenditore e ogni professionista è stato prima di tutto qualcuno a cui è stata concessa la possibilità di imparare.
Chiudiamo con una citazione di Eleanor Roosevelt: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.” Era vero quasi un secolo fa, e lo è tuttora.
Questo mese non vi diremo cosa possiamo fare per la vostra azienda. Vi lasciamo invece con una convinzione maturata in oltre venticinque anni di ricerca e selezione del personale: non abbiamo mai incontrato un professionista esperto che non sia stato, un tempo, un giovane inesperto a cui qualcuno ha dato fiducia. Ci mettiamo anche noi in primis.
Allora forse il tema non è capire se i giovani siano cambiati. Forse il tema è chiederci se siamo in grado di riconoscere il potenziale, dare ascolto alla bellezza dei sogni e disposti a investire sul loro – e quindi anche sul nostro – futuro.
Un caro saluto
Valerie Schena Ehrenberger
con Claudio Bormolini, Chiara Smalzi e il team di
ValtellinaLavoro – ricerca e selezione del personale | Talents4Business® – consulenza, training, mentoring nel Recruiting
I nostri Recruiter hanno ottenuto la certificazione europea CERC – Certified Executive Recruitment Consultant
Ci impegniamo alla piena imparzialità senza praticare alcuna forma di discriminazione basata su età, etnia, nazionalità, opinioni politiche, orientamento religioso, sessuale o stato di salute del candidato.
